Volpi e Briatore, i moschettieri di Toti nei guai con il fisco

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di Ferruccio Sansa*

I tre moschettieri della nuova Liguria: Gabriele Volpi, Flavio Briatore e il governatore Giovanni Toti. Sembravano invincibili pochi mesi fa, sempre fotografati insieme. A cene, ricevimenti, magari con il contorno del “furbetto del quartierino” Gianpiero Fiorani o del leghista Matteo Salvini.
Ma il periodo d’oro forse è finito: la Finanza ha sequestrato due super jet al miliardario Volpi e al suo socio Angelo Perucci. Parliamo di un Bombardier Global Express 6000 (nuovo costa 60 milioni e ha un’autonomia di 11mila chilometri, come da Roma a Tokyo) e di un Dassault Falcon 900DX (34 milioni). Quasi 100 milioni in tutto.
Volpi e Perucci sono indagati per contrabbando. La vicenda ricorda quella che ha portato alla confisca del famoso yacht Force Blue e alla condanna in primo grado per evasione fiscale dell’altro moschettiere, Briatore. Gli aerei risultano infatti formalmente di proprietà di una società danese che, stando alle carte, li utilizzerebbe per voli charter. Ma la Finanza sostiene che invece la flotta sia utilizzata da Volpi e che Genova sia l’aeroporto centro dei voli. Di qui le accuse: primo, il mancato pagamento delle accise sui carburanti. Secondo, i jet sarebbero stati importati in Italia senza pagare dazi.
Aerei su cui volavano amici, sindaci, assessori e consiglieri comunali che poi dovevano approvare progetti proposti da Volpi. Niente di illecito, ma certo una questione di opportunità.
Volpi aveva lasciato la sua Liguria da ragazzo, quando faceva l’operaio. Poi l’approdo a Lodi – dove conosce Gianpiero Fiorani – e la fortuna in Nigeria dove fornisce servizi logistici alle grandi imprese petrolifere. Dove oggi vuole costruire porti da miliardi. Una decina di anni fa, però, è tornato nella sua Liguria con il sogno di reinvestire almeno una piccola parte del tesoro guadagnato con il petrolio nigeriano. Il Fatto Quotidiano per primo aveva posto domande: Volpi, infatti, era stato sentito dal Senato americano che aveva chiesto spiegazioni dei legami con ex politici nigeriani sospettati di corruzione. In Italia, invece, silenzio. Così come nessuno ha fiatato rispetto all’annuncio di Volpi di volersi lanciare in operazioni immobiliari intorno al monte di Portofino: dall’ampliamento del porticciolo di Santa Margherita (contestato da Renzo Piano) a resort e impianti sportivi tra Rapallo e Recco. Operazioni magari condotte attraverso una società anonima lussemburghese (a sua volta controllata da società delle Isole Vergini e di Panama) riconducibile a Volpi, come dichiarò al cronista Angiolino Barreca all’epoca vicino all’imprenditore. Briatore ha più volte annunciato di voler essere della partita.
Toti non ha mai nascosto la sua amicizia per Briatore: “Con Flavio siamo amici da sempre. È il numero uno assoluto con Twiga e Billionaire, ma porte spalancate a tutti i Briatore… ci fossero sarei disposto a far loro da autista”. E il nuovo gruppo di potere si componeva: in un primo tempo ecco Gianantonio Bandera, costruttore vicino al cardinale Tarcisio Bertone di cui ha ristrutturato il famoso attico romano. Poi l’avvocato Andrea Corradino, fedelissimo di Luigi Grillo, politico di centrodestra che ha patteggiato una condanna per gli appalti Expo 2015. Il sogno di Volpi e della politica spezzina – da Corradino e Grillo al centrosinistra – è la realizzazione del nuovo waterfront di La Spezia. Una colata da 250 milioni sul lungomare cittadino. Intanto Volpi ha raggranellato indisturbato il 5% delle azioni della banca Carige (è il secondo socio). Pecunia non olet, l’importante è che ci sia, che vinca. Come ha fatto con la sua Pro Recco (anch’essa oggetto di indagini della Finanza), la squadra di pallanuoto più forte del mondo. E come tanti speravano facesse con il suo Spezia Calcio o addirittura comprando la Sampdoria di Massimo Ferrero.
Da ieri, però, due dei tre moschettieri dell’era Toti sono rimasti a piedi. Uno ha perso lo yacht, l’altro ha l’aereo sequestrato.

*da Il Fatto Quotidiano del 24 marzo 2016

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