VERGOGNA CARIGE/3 – VIETATO FARE DOMANDE

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Era cominciato anni fa quando tra i principali azionisti di Carige era spuntato Gabriele Volpi (https://www.liguritutti.it/volpi-e-briatore-i-moschettieri-di-toti-nei-guai-con-il-fisco/). Come niente fosse era salito fino al 9 per cento. E nessuno che in città avesse osato chiedergli (domandare è lecito, rispondere è cortesia) qualche informazione sul suo patrimonio da due miliardi guadagnato con il petrolio nigeriano. Nessuno che gli avesse chiesto di quando era stato sentito dal Senato americano che gli aveva chiesto dei legami con ex politici nigeriani sospettati di corruzione. Così come nessuno ha fiatato all’annuncio di Volpi di volersi lanciare in operazioni immobiliari intorno al monte di Portofino: dall’ampliamento del porticciolo di Santa Margherita (contestato da Renzo Piano) a resort e impianti sportivi tra Rapallo e Recco. Operazioni magari condotte attraverso una società anonima lussemburghese (a sua volta controllata da società delle Isole Vergini e di Panama) riconducibile a Volpi, come dichiarò al cronista Angelino Barreca, ex braccio destro di Volpi.

Silenzio.

Così come nessuno in città chiese spiegazioni quando Volpi arruolò come braccio destro proprio Gianpiero Fiorani, l’ex banchiere della stagione dei Furbetti del quartino. Nessuno alzò il sopracciglio quando in banca approdarono personaggi vicini a Fiorani e in passato suoi compagni di avventura (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/25/carige-fiorani-rientra-come-braccio-destro-dellazionista-volpi-e-nel-cda-ce-il-loro-avvocato/4580529/).

Volpi e Fiorani che anche recentemente sono assurti agli onori delle cronache anche in Liguria (https://genova.repubblica.it/cronaca/2019/02/12/news/volpi_e_fiorani_indagati_per_la_tratta_dei_baby_calciatori_quando_gli_africani_diventano_soldi_veri_-218893983/)

E nessuno chiese ai politici locali se avessero ricevuto finanziamenti da Volpi per le loro associazioni politiche.

Mentre imprenditori locali – ieri vicini al centrosinistra e oggi al centrodestra di Giovanni Toti – che sono anche azionisti di Carige scendono in campo nella battaglia per il controllo della banca. Parliamo di Aldo Spinelli.

Nessuno parla, nessuno chiede, nessuno risponde. Tutto normale.

Una scena che si è ripetuta recentemente. La Procura vaticana indaga su uno scandalo finanziario che fa tremare la Curia. Negli articoli di cronaca (http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/10/17/news/vaticano-corruzione-peculato-truffa-1.340096 e https://roma.corriere.it/Sistema%20Corriere/Il%20Corriere%20della%20Sera/CorriereWeb/2019/10/13/Economia/Articoli/mincione.xml?uuid=496d2e4c-eda5-11e9-81e9-dd3f6712b5e2) viene citato Raffaele Mincione. Nessun addebito penale, ma forse qualcuno in città poteva fare domande al finanziere italo-londinese che per mesi ha cercato di conquistare Carige con l’appoggio, tra gli altri, di Guido Alpa, il mentore di Giuseppe Conte.

Accanto a Mincione era schierati anche Volpi e Spinelli che in città vengono considerati estimatori di Giovanni Toti.

Nel momento in cui una persona come Mincione si propone di comprare la banca dei liguri (già sull’orlo del collasso) sarebbe stato lecito chiedergli da dove provenissero quei denari e in quali operazioni sia stato impegnato. Invece… silenzio.

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