FOTO DI ALESSANDRO CONSOLARO (DAL BUNKER DI SANT’ILARIO)

Avete mai sentito il volo dell’aquila? Sì, prima di tutto lo senti. Soltanto dopo lo vedi.

Comincia così, con un silenzio profondo. Prima, ma noi umani non ci facciamo nemmeno caso, sparisce il verso delle rondini, quel canto infranto, ingoiato da piroette e velocità. Poi è un susseguirsi di richiami di passeri e corvi. Allarmi. A terra, vicino a te, avverti fruscii nell’erba, fughe di topi, conigli, serpi per cercare un rifugio tra ginestre e rovi.

In un attimo è silenzio, ci sono soltanto le nostre voci come se restassero sospese nell’aria.

E alla fine alle tue spalle senti il volo dell’aquila reale. E’ una specie di soffio, una carezza all’aria. Quando ti volti è sopra di te, con quelle ali enormi. Magari non l’hai mai vista, ma ti sembra di riconoscerla. Capisci che è diversa da ogni altro uccello che ti sia capitato sopra la testa. Sarà per via di quelle ali larghe due metri. O perché soltanto l’aquila non pare star su in mezzo al cielo, ma proprio tenerlo su lei.

Possibile? Qui, a Sant’Ilario, a due passi da Genova. Non era mai successo. Ma vedendola sembra diverso tutto quello che c’è intorno: le case, le strade. Forse davvero sono diverse in questo periodo di quarantena. Chissà come le vede lei di lassù; deve essersi accorta di qualcosa – il silenzio, i profumi – se ha osato spingersi fino al limite della città.

E chissà se ci vede, se si accorge dei nostri occhi puntati su di lei. “E’ un’aquila!”, dice Alessandro. Qualcuno dubita – si dividono i partiti, quindi anche gli ornitologi – potrebbe essere anche un enorme falco. Ma gli esperti che abbiamo interpellato non sembrano avere dubbi: è lei. Noi comunque abbiamo deciso: è un’aquila. Per la forma delle ali, il becco, ma soprattutto perché ne avevamo bisogno.

C’è un’aquila sopra le nostra case. Forse passerà di nuovo, forse domani tornerà. Sta a noi adesso, dopo che recupereremo la nostra vita ‘normale’, cercare di non farla scappare via sui monti dove nessuno la può disturbare.

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