UN GIORNO TROPPO BELLO

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Se devi proprio pregare – pare che tu non riesca a farne a meno – oggi chiedi che qualcosa ti sia tolto. È troppo, davvero troppo bello e rischia di non mancarci più niente. Francamente non sapremmo nemmeno da dove cominciare; sarebbe fin troppo facile dire il mare, le schegge d’argento vivo, le onde leggere che accarezzano appena gli scogli e poi si tirano indietro. Potresti dire della corteccia del ciliegio che non fa più frutti ma pare scricchiolare all’ultimo caldo dell’estate (ma chissà che non sia il primo dell’autunno). Poi le api che girano sopra la siepe senza nemmeno più cercare i fiori (quello che c’era da prendere è stato messo in salvo, adesso si può semplicemente volare). Da laggiù, dalla città, arrivano lampi di finestre che si spalancano, sferragliare di treni che corrono lungo la costa e ti immagini i volti dei viaggiatori appiccicati al cristallo zozzo dei finestrini. Non c’è ombra di nuvola e gli occhi fanno fatica a trovare il fuoco nella tinta perfetta; per fissare la distanza, la profondità servono gli uccelli… rondini, il gheppio che fa lo spirito santo sospeso sull’orto del vicino. E i pappagalli verdi e gialli – perché ci sono immigrati perfino in cielo – con quel volo altalenante, un po’ di samba.
Nel giardino accanto c’è Giulio con la sua motosega che taglia… ma che cosa avrà sempre da tagliare? … e senti il rumore cristallino di bicchieri e posate che qualcuno sta sistemando sulla tavola dove ti pare di vedere una tovaglia bianca. E intorno sedie di legno, un pavimento di piastrelle scure e profumo di torta di zucchine. Forse ci sono gli ultimi pomodori, rosso scuro, ormai molli, nella bacinella di cristallo.
È bello tutto, trasparente e leggero, perfino la brocca d’acqua, le camicie che si agitano sul filo dello stendino.
E con tutto questo guardare, respirare, ascoltare finalmente ti puoi dimenticare di te stesso. Per oggi, soltanto per quest’ora siamo tutti insieme, uomini, bestie, erba, perfino i sassi. Insieme forse uguali.
Dalla strada una coppia con il cappello scatta foto con il telefonino, poi controlla e si indispettisce, prova e riprova perché l’immagine non basta mai a catturare tutto questo.
Dicono che domani sarà brutto, arriveranno nuvole e vento, ma pare impossibile che qualcosa possa scalfire questo azzurro definitivo. Eppure tornerà la pioggia e a noi non resta che aspettare. È forse questa la lezione, non possiamo fare altro che accettare.
Ma se aspetti ancora un po’ vedrai lo stupore lentamente si spegnerà. Ti sentirai sazio come dopo il pasto della festa. Smetterai perfino di ringraziare. Oggi che non hai nulla in più da chiedere forse solo questo hai da domandare, che qualcosa ti sia tolto per poter di nuovo desiderare. E vedrai che almeno questa preghiera alla fine sarà esaudita.

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