Tutti abbiamo bisogno di un’isola

0
1000

di Ferruccio Sansa

Ti alzi all’alba e te la trovi davanti. E’ lì, ti sembra quasi di toccarla: la Corsica. Vedi Capo Corso, il dito, poi ancora giù, verso Saint Florent, magari Calvi.

Com’è possibile? Ieri sera non c’era nulla. Dove vedevi soltanto mare a perdita d’occhio adesso ci sono montagne. Deve essere emersa dal fondale marino mentre dormivi.

Vorresti chiamare qualcuno perché la guardi con te. Le cose belle, le scoperte si devono condividere, subito, sennò vanno perse. Ma non c’è nessuno a quest’ora, se svegli tua moglie o i figli ti prendono a sassate. A chiamare gli amici alle sei del mattino ti fanno ricoverare.

Un miraggio, ti viene da credere. Non c’è niente di meglio. Perfino quella parola così breve, perfetta, “isola”: la dici e ti pare di vederci sbattere contro le onde. Lontana dal mondo, persa o forse protetta.

Hai bisogno della Corsica. Di sapere che c’è anche quando non la vedi. Di credere che potresti scapparci. A volte pensi che non sia nemmeno un luogo, soltanto un’idea.

Ma c’è qualcosa di te in Corsica. Ci sono i ricordi. Chissà perché ti tornano in mente, negli occhi, nel respiro cose piccole, minime: il profumo di eucalyptus sulla spiaggia vicino a Galeria (nelle mani – è anche lì la memoria – ti pare di sentire la corteccia), grandi farfalle nere strattonate dal vento, giocatori di bocce a Saint Florent, sassi aguzzi e sabbia nera a Nonza, la vetrina del panificio di Sagone. E un cespuglio di erica, ma proprio uno in particolare, a Centuri (ne avevi preso un ramo da regalare a una persona). Poi volti, emersi dal ricordo come l’isola è comparsa dal mare, gente di cui non sai il nome: il ragazzo che si tuffava nel fiume Fango, una donna intravista dietro una finestra a Bastia. E amici: Riccardo, Roberto, Matteo, Chiara, Daniela, Alfredo, Linda che erano con te. Poi Vittorio e Vichi che non ci sono più. Chissà, ti illudi per un attimo, forse sono ancora laggiù. Se tornassi potresti ancora trovarli. Sull’isola potresti ritrovare il tempo. Ci sei perfino tu ragazzo.

E gli anni passati sono questo tratto di mare che ti separa da Capo Corso.

Potresti ritornare indietro. Sei tu l’isola.

Ma il sole si sta già alzando. Scalda il mare, solleva il vapore dell’acqua. I contorni sfumano.

“Guarda, Giovanni! C’è la Corsica”, dici a tuo figlio appena si sveglia. E gli indichi l’orizzonte. Ma non c’è più nulla.

*Chissà, forse anche dall’altra parte del mare, a Capo Corso, qualcuno sta guardano. E’ stupito come te, ma di ritrovarsi davanti la Liguria. Il continente, miraggio capovolto: non sentirsi più isolati, ritrovare il contatto con il mondo.

 

LASCIA UN COMMENTO