Toti e il red carpet all over the world

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Un mattino il governatore Toti si svegliò: scese dal letto camminando sul red carpet, raggiunse il bagno rosso, andò in cucina ciabattando sulla rossa moquette, dopo colazione tornò in camera ed impiegò mezz’ora più del solito a vestirsi perché la cravatta rossa gli scivolò di mano e confondendosi con il red carpet non si riusciva più a trovarla. Poi il governatore aprì la finestra e vide davanti a sé le strade rosse e gli spazzini che ormai da tempo avevano abbandonato le ramazze per lavorare esclusivamente con il Folletto (Liguria Digitale ne aveva acquistati un milione di pezzi). Indossati gli occhiali per evitare la congiuntivite raggiunse il palazzo di De Ferrari dove anche il fondo della fontana era ricoperto dal red carpet. L’assessora Cavo lo raggiunse per metterlo a parte di uno dei casi più angoscianti che si era ritrovata a dover affrontare nel suo mandato: essendo previsto per il pomeriggio l’arrivo dell’ambasciatore del Belughistan cosa avrebbe dovuto stendere sul red carpet in segno di accoglienza: il tappetino verde acido della doccia sarebbe andato bene?

Toti affidò il delicato caso ad una mente raffinata come quella dell’assessore Mai e proseguì.

Nel suo ufficio lo attendeva una riunione che non si poteva più rinviare. Il sindaco Bucci lo attendeva passeggiando nervosamente e non gli dette tempo di salutarlo: “Giò, ora mi dici che ne devo fare degli altri sei milioni di chilometri di red carpet che mi hai fatto comprare quando ero a Liguria Digitale e che mia moglie in casa non vuol più tenere?”

Al suo fianco Scajola baby era in lacrime: “Ho provato a Ventimiglia ma i gendarmi francesi mi hanno tirato sulla schiena i due rotoli che avevo nascosto nella macchina di mio zio Claudio. Uno mi ha urlato “C’est la Cote d’Azur pas rouge!”.

Il Giampi prese la parola: “Ho tentato con un pedalò partendo da Ameglia, a bordo avevo portato anche la Paita per non dar nell’occhio ma appena arrivato a Capalbio hanno visto che tiravo fuori dall’acqua i rotoloni e mi hanno portato al Cie dicendo che in Toscana di spezzini con quell’accento strano ce n’erano già troppi”.

Giovannone non perse tempo: telefonò al suo stratega Del Debbio. Rispose la Santanchè e Giovanni riattaccò subito.

Era bastata la voce di Danielona a fargli trovare la soluzione: “In mare! Iniziamo a raggiungere la Libia e risolviamo anche il problema dei migranti”. A Edo stava per venire una sincope al pensiero di tutti quei negri sul rosso (Edo odia il Milan ma non l’ha mai confessato a Salvini)  ma il governatore si affrettò a spiegare: “Tranquillo, quella del tipo che camminava sulle acque è una mussa colossale, me l’ha detto Berlusca che ci aveva provato in Sardegna”.

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