Dove si colloca il confine fra promozione dell’ente e propaganda?
Ammettiamolo, è una linea che in questi anni nella politica si è fatta sempre più confusa, difficile da individuare con precisione.
Ma nel caso di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria sembra ormai che i due territori che avrebbero dovuto restare separati si siano spesso sovrapposti, intrecciati. E non è un aspetto secondario per una democrazia, specie quando le elezioni sono dietro l’angolo.
Proviamo ad analizzare alcuni dati ufficiali della Regione (alcuni oggetto di interrogazioni dell’opposizione, dalla sinistra al M5S, passando per il Pd con Giovanni Lunardon).


Partiamo dalla previsione di spesa per il 2020 per “attività di rappresentanza, eventi ed iniziative di divulgazione dell’attività regionale”. La cifra prevista è pari 1 milione 630 mila euro.
A questo si aggiungano “40 mila euro per prestazioni professionali specialistiche per le pubbliche relazioni e per iniziative di divulgazione dell’attività regionale”.

L’ultima spesa sostenuta è quella per la campagna “Chi ama la Liguria se la porta a tavola”.
Sono stati spesi 150mila mila euro, di cui 115 mila per la campagna nazionale così organizzata: 2 settimane di spot sulle reti Mediaset; 2 settimane su La 7; 1 mese a testa per Primocanale, Telenord; Teleliguriasud; Imperia Tv. Spiegano dalla Regione: “Abbiamo sponsorizzato i prodotti della Liguria in un momento in cui non si possono lanciare messaggi per richiamare i turisti”.
Se il fine è quello di convincere gli italiani a mangiare e bere ligure non si capisce perché la campagna non sia stata fatta anche sulla Rai, vista la diffusione, ma solo presso le televisioni di cui Toti è dipendente e quelle di un altro editore privato che è fra l’altro anche l’editore del Corriere.

E’ un dato di fatto che Toti preferisca il privato rispetto al pubblico: la sanità è la prima conferma, ma anche relativamente all’informazione emerge la sua predilezione.
In Liguria è noto il rapporto con Primocanale la televisione genovese dell’editore (ma anche intervistatore nella sua tv) Maurizio Rossi, ex senatore. Toti è frequentemente intervistato dall’emittente, le sue iniziative si svolgono spesso sulla terrazza del grattacielo sede della tv.

Nel giugno del 2019 la Regione Liguria finanzia Primocanale per una serie di puntate di Viaggio in Liguria. Vengono dati 150 mila euro con una procedura che non prevede bando di gara o indagini di mercato o inviti, bensì la procedura dell’adesione a una proposta. Si tratta di un meccanismo reso possibile da una delibera del 2017 con cui la maggioranza di centro destra ha modificato le regole, contenute nella legge 21 del 1986 per finanziare iniziative di promozione istituzionale. A ben vedere il Toti che oggi propone la cancellazione di codice degli appalti, codice antimafia e vincoli paesaggistici aveva già iniziato a muoversi per ridurre sul fronte della comunicazione gli ostacoli della cosiddetta burocrazia.

Ancora: all’inizio del 2019 la Liguria, l’Italia e l’Europa vengono invase da centinaia di manifesti con lo slogan: “La Liguria è un’altra cosa“. Compaiono immagini, a dire il vero non sempre accattivanti, della nostra regione. E come sempre c’è l’immancabile logo degli enti pubblici. “Serve per attirare turisti”, è la spiegazione dell’iniziativa. Può darsi, ma sorge spontanea la domanda sull’utilità di invadere anche la Liguria di questi manifesti che dovrebbero richiamare gente da altre parti d’Italia e del mondo. Ma la vera domanda è soprattutto un’altra: il costo dell’operazione 700mila euro di fondi Por, più altri 36mila (sempre Por). A condurre l’operazione Liguria International, società partecipata dalla Regione e dalla Camera di Commercio. Sono fondi europei, che in Italia ormai è diventato sinonimo di soldi altrui che possiamo prendere e sprecare. Dimenticandoci che, in quanto europei, sono anche palanche nostre. Ma qualcuno potrebbe chiedersi un’altra cosa: visto che i soldi c’erano, visto che potevano essere utilizzati per richiamare i turisti (nessuno discute questo), non si poteva partorire qualcosa di più accattivante anche se magari non ci si poteva mettere sopra il logo della Regione?

A luglio del 2019 la Regione versa 50 mila euro alla rassegna Liguria d’Autore tra Ameglia e Monte Marcello nello spezzino. Fra i partecipanti, oltre all’ideologo dei sovranisti Steve Bannon (che poi non si farà vedere mandando al suo posto un suo rappresentante belga), un pornodivo, esponenti della cultura e dello spettacolo nelle quattro serate complessive della rassegna Toti partecipa a ben due dibattiti.

Toti è un giornalista che conosce il mestiere e che, come il suo Pigmalione Berlusconi, è conscio del peso della presenza televisiva. Fra le reti nazionali che lo ospitano con più frequenza c’è sicuramente Rete 4 il suo canale di provenienza. Nell’estate del 2017 la Regione Liguria stanzia 100mila euro per ospitare in Liguria 5 serate del “Paolo Del Debbio show”, ovvero il giornalista ex candidato di Forza Italia Del Debbio, collega a Mediaset del presidente Toti.


L’anno prima la Regione aveva ingaggiato, non si sa se a pagamento o meno, un altro giornalista di Rete 4 per gli Stati generali del turismo. SI trattava di Giuseppe Brindisi, giornalista Mediaset che venne promosso caporedattore al Tg4 proprio da Toti quando era direttore. Che ne sapeva Brinidisi di turismo ligure? Ecco la risposta di Toti dell’epoca: “Quando i professionisti vanno a presentare eventi, tipo il workshop Ambrosetti, in quel momento utilizzano la loro maieutica giornalistica per quel fine. Mica va a fare interviste puntute, viene a gestire un evento già pilotato, io so le domande e le risposte, è solo un agevolatore di comunicazione. Ma è sempre così quando si va a fare il presentatore di un evento pagato dalla pubblica amministrazione”.


Ecco il concetto chiave: se ti paga un ente non devi fare domande. In effetti ha ragione. Il problema piuttosto è che un ente non dovrebbe pagare dei giornalisti, anche quando fanno degli “show” o si trasformano in obbedienti presentatori.. Chissà se un giorno l’Ordine dei giornalisti si accorgerà di questo fenomeno.


Ma c’è qualcosa di più. Perchè negli ultimi mesi la promozione della Liguria ha coinciso sempre di più con la promozione del suo presidente/candidato.
Lo racconta bene la campagna promozionale del mese di febbraio “Capaci di agire e reagire”, uno slogan comparso sui manifesti e sugli autobus dell’Amt a Genova. Sono stati spesi 129 mila euro perchè, spiegava la Regione questo è “il modo che abbiamo scelto per raccontare la nostra regione. In questi anni diverse sono state le occasioni in cui abbiamo dimostrato queste qualità….oltre che fare il punto sulle principali iniziative di questi anni di lavoro, è un sentito tributo a questa terra, ai suoi abitanti e a quanti lavorano nelle Istituzioni perché la Liguria continui a percorrere la strada di un futuro di crescita, di equità e di lavoro per tutti”.


Se ci pensate Toti rischia di stravolgere il senso di comunicazione istituzionale. I soldi di noi liguri dovrebbero essere spesi per spiegarci come accedere a un nuovo servizio, informarci della possibilità di accedere a fondi, consigliarci campagne di prevenzione sanitaria. I soldi finiti sui cartelloni dei bus o nelle tasche di Paolo Del Debbio sarebbero potuti servire per racimolare in anticipo il gruzzoletto necessario a riparare in tempo gli acceleratori della radioterapia del San Martino il cui fermo per guasto costringe oggi i pazienti oncologici genovesi a raggiungere per le cure l’ospedale di Savona.
Invece rischia di andare in scena, con soldi pubblici, una celebrazione dell’azione di governo di chi guida la Regione. Toti dice ai liguri e a sé stesso quanto siamo cazzuti nonostante tutte le sfighe. Che poi queste sfighe siano il frutto anche di negligenze politico amministrative (il ponte Morandi) oppure di cecità assoluta nella difesa del territorio (mareggiate e frane) non è un pensiero che debba sfiorare i liguri. Meglio vederci come un popolo di gladiatori. Ma state tranquilli che il governatore non ha intenzione di fare la fine di Massimo Decimo Meridio.

1 COMMENTO

  1. BEL DOSSIER MA NON MI FA NE CALDO NE FREDDO IO GUARDO I RISULTATI E SAPPIATELO LE VISTRE SPERANZE INDEGNE SARANNO SOMMERSE DAI VOTI OER QUANDO SARA’

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