Gira voce che un signore di Molassana la settimana scorsa, appena terminata l’imbiancatura della cucina, si sia trovato in casa Toti e Bucci con la fascia tricolore. Pronti per inaugurare la grande opera.

Ormai non passa giorno che il duo organizzi un’inaugurazione. Opere che non esistono ancora. Opere soltanto immaginate. Prime e seconde pietre.

Praticamente sono in tournée, come l’orchestra di Raoul Casadei.

Soprattutto, però, opere che hanno ereditato da altri. E qui la questione è un po’ più seria. E’ questione di stile. Di giustizia, anche.

Ecco allora che nei giorni scorsi c’è stata la cerimonia di inaugurazione dei lavori per un’opera fondamentale per Genova: lo scolmatore del Bisagno. Presente, ovviamente, il duo di inauguratori seriali (posa stentorea, telecamere al seguito). Però, Bucci dovrebbe ricordarsi il suo passato da boy scout. Non è elegante, nemmeno giusto, quando un collega aiuta una vecchietta ad attraversare la strada, andare a ritirare la medaglia al suo posto.

Sarebbe stato un bel gesto ricordare che Bucci e Toti con lo scolmatore non c’entrano granché. E che l’opera nasce da governi precedenti. Da giunte precedenti. In particolare da quella del sindaco Marco Doria e dell’assessore Gianni Crivello.

Ricordiamo a Bucci e Toti (e magari ai genovesi che oggi rischiano di ringraziare le persone sbagliate) allora qualche data:

Ottobre 2014: dopo evento alluvionale il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, diede la disponibilità a finanziare attraverso Italia Sicura le opere di messa in sicurezza con progetto.

Nel 2015 furono stanziati 275 milioni, 165 Scolmatore Bisagno, 95 milioni copertura del Bisagno, 5 milioni di integrazione per il Fereggiano, 10 milioni per le opere di presa per Rovare e Noce. Lo scolmatore del Bisagno prevede in tutto 204 milioni, in parte risorse recuperate dai ribassi d’asta delle coperture. Si tratta di un tunnel da 9,8 metri di diametro, lungo 6,6 chilometri che scaricherà in mare 450 metri cubi d’acqua al secondo.  Un terzo della portata di piena duecentennale. Lo sbocco sarà in corso Italia accanto allo scolmatore del Fereggiano e dei rivi Rovare e Noce Fereggiano voluto dalla giunta Doria, appena insediatasi nel 2012, progetto piazzatosi ai primi posti nel Piano per le città del governo Monti.

Capiterà anche a voi, cari Bucci e Toti, che quando non sarete più in carica qualcuno inaugurerà opere avviate voi. E chissà cosa penserete se si prenderà i vostri meriti.

Intanto oggi nuova tappa del tour. L’orchestra Raoul Casadei della politica si ritrova al porticciolo di Nervi. Altra inaugurazione di un progetto – peraltro molto discusso – avviato da altri. Faranno finta di niente?

3 COMMENTI

  1. Dire che Doria e Crivello abbiano la paternità dello scolmatore è un’ipotesi storica poco verosimile. Diciamo che gli organi comunali (ai quali bastava e avanzava il tubetto ridondante del Fereggiano) lo hanno accettato/subito (e si mormora che qualche illustre genovese abbia pure cercato di dirottare i finanziamenti… ma sono voci di corridoio che nessuno è in grado di confermare; e, ormai, non hanno alcuna importanza). Per lo scolmatore va ringraziato Erasmo D’Angelis, prima di tutti, poi Mauro Grassi e, anche se in questa sede non fa fino dirlo, Matteo Renzi.

  2. Ricordo poche cose buone fatte da certe amministrazioni della nuova sinistra post Ceroffolini, l,unico semmai ad aver lasciato un segno. Hanno invece fatto di tutto per distanziarsi dalla gente e diventare invisibili prendendo solo decisioni sull’ onda dell’ emmergenza post disastro con relativi danni e morti. Speriamo di assistere a tante inaugurazioni significherà semmai che i soldi dei cittadini non son finiti in monumenti al niente.

  3. E sarebbe giusto ricordare che l’opera fu pianificata ed iniziata da Marta Vincenzi cui i governi berluscloni tolsero i finanziamenti dopo 900 metri di galleria scavata da San Giuliano.
    Marco

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