Purtroppo qualcuno ha inventato la fotografia. E se anche noi tutti abbiamo memoria corta poi arriva un’immagine e sei costretto a ricordare: siamo nel settembre 2018, a poche settimane dal crollo del Morandi, ed ecco che Giovanni Toti, Marco Bucci e Giovanni Castellucci (l’allora amministratore delegato di Autostrade, oggi indagato) presentano sorridenti il progetto del nuovo ponte.

Oggi Genova e la Liguria sono state flagellate dalle code. Va avanti così dall’estate scorsa, da quando cioè Atlantia ha capito che rischia davvero di perdere la concessione autostradale. All’improvviso si sono accorti che la nostra rete autostradale va letteralmente a pezzi. “Io su viadotti così non so se ci manderei i miei figli”, aveva detto al Fatto Quotidiano un tecnico che stava compiendo accertamenti di sicurezza durante le indagini della Procura. Qualcuno, però, i nostri figli ce li lasciava.

Adesso all’improvviso arrivano i cantieri. A volte più che cantieri sono birilli, transenne, ma di operai se ne vedono pochi. Vabbé.

Eppure per anni, prima che crollasse il ponte e anche dopo, nessuno ha aperto bocca. Ora Giovanni Toti commenta sdegnato la situazione: “Il ministero intervenga o lo metteremo in mora e chiederemo i danni al Governo. Non c’è mai stato un Ministero dei Trasporti così incapace. Più che la revoca della concessione ad Aspi, revocherei il Mit”. Insomma, se la prende con il Governo e la butta in politica. O in caciara. Già questo fa storcere il naso, perché una questione come la sicurezza delle autostrade non dovrebbe diventare argomento di propaganda politica.

C’è, però, qualcosa di molto più serio: forse il presidente Toti, invece di prendersela con questo Governo (dovrebbe piuttosto prendersela con la mancata vigilanza di tutti i governi precedenti, compreso quello di Berlusconi e della Lega) dovrebbe chiedere i danni ad Autostrade.

E comunque, a voler essere proprio precisi, il governo Conte è in carica da due anni. Mentre Toti e il centrodestra guidano la Regione da cinque. Forse anche loro potevano rendersi conto che le nostre autostrade andavano a pezzi.

Ma Toti invece con Autostrade è parso sempre più soft. Come per esempio quando il 6 settembre del 2018 all’agenzia Dire dichiarava sull’eventuale revoca: “Ho chiesto al governo che questo non avvenga, credo che questo non sia utile a Genova, alla Liguria e a tutto il paese. Credo sia giusto- aggiunge Toti- rivedere il sistema delle concessioni e che se ne discuta in Parlamento ma ho chiesto che tutto questo non rallenti la ricostruzione di Genova che non serve solo alla citta’ di Genova e alla Liguria ma a tutto il paese”.

Oppure quando nel luglio del 2019 quando a Genova 24, a proposito della possibile revoca disse: “Gli azionisti piccoli o grandi non hanno responsabilità per gli errori dei loro manager – sottolinea Toti – anzi sono i primi ad averne subito un danno insieme ai cittadini. Il governo deve tutelare il risparmio degli italiani e deve tutelare le imprese italiane anche quando i manager sbagliano e vanno in galera”. Tutelare il risparmio.

Qualche maligno ha già ricordato che in tempi andati le società del gruppo Autostrade hanno – legalmente, per carità – dato un contributo a partiti politici. Compresa (150mila euro) la Lega oggi alleata di Toti.

Insomma, chissà se Toti è la persona più giusta per prendere di petto la questione delle autostrade e delle concessioni. Se è la persona migliore per fare la voce grossa con i concessionari.

La fondazione Change di Toti in passato raccolse dai suoi finanziatori 792mila euro (in parte finiti per finanziare altre campagne elettorali, come quella del sindaco di Genova, Marco Bucci, con 102mila euro). Anche qui, fino a prova contraria, niente di illegale. Ma tra gli imprenditori che diedero un contributo a Change figuravano anche società del gruppo Gavio (35mila euro). Sì, il secondo gestore italiano di autostrade e concessionario della A6 (la Torino-Savona) dove a novembre è crollato un viadotto.

Insomma, prendersela con il governo è più facile. Più facile chiedere i soldi allo Stato, cioè a noi stessi, che ai signori delle autostrade.

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