“Tirreno Power”, come girare un documentario in Liguria. E vincere

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di Mario Molinari*

Paola Settimini e Daniele Ceccarini vincono il Silver Frame all’11° Imperia Film Festival categoria professionisti con un documentario autoprodotto sul caso Tirreno Power. Una vittoria tutta ligure del videogiornalismo di inchiesta, quello vero, senza timori né peli sulla lingua. Un linguaggio semplice e polemico, un montaggio serrato che mette faccia a faccia le dichiarazioni ufficiali dell’azienda con le intercettazioni telefoniche ed ambientali dei mastodontici faldoni della Procura della Repubblica di Savona, pubblicamente ringraziata dagli autori non appena ritirato il premio dalle mani del giornalista Rai Domenico Iannaccone. Un altro che di inchieste ne sa. Ma come si può produrre in Liguria un film con una coscienza ambientale a costo zero? Con la passione, e l’impegno civile. Una telecamerina Sony da poche centinaia di euro e un microfono quasi giocattolo. Che tanto sono le parole a pesare, non quanto bene son registrate le voci. Che è il contenuto delle immagini a parlare, prima e meglio della loro qualità. Un’utilitaria diesel per abbattere i costi di spostamento da La Spezia al Savonese, giornate eterne di interviste ed incontri, precedute da una raccolta capillare di informazioni da fonti più o meno aperte, ma robuste. Solo poi si gira, e quando il giorno finisce l’hotel non è un cinque stelle: è un camping fuori stagione a mezza collina magari, o il bilocale prestato e condiviso con qualche amico che sa vedere in due ragazzi gli stessi occhi del bene comune che vedi ancora in qualche magistrato, in qualche giornalista. Le associazioni di cittadini ambientalisti come Uniti per la Salute o la Rete Savonese Fermiamo il Carbone che fanno cordata per darti una mano, che aiutano a trovare i numeri giusti dei massimi esperti cui chiedere dichiarazioni, pareri, immagini di repertorio. Poi si torna a casa con una possente mole di immagini e parole. Decine di ore di girato che dovranno diventare poco più di mezz’ora; e nonostante l’afa ci si chiude in casa, al tornio del montaggio video. Oggi la tecnologia permette di far tutto su un piccolo computer portatile. Certo, ti spacchi gli occhi e le orecchie vedendo e risentendo immagini e parole per decine di volte, per scegliere quali. E nel frattempo, scrivi. Scrivi tanto, più di quel che la voce narrante potrà raccontare in quel poco tempo; e quando hai scritto, non va. Rifare daccapo. E piano piano, notte dopo notte sul piccolo schermo del Mac il racconto prende ritmo, prende forma. Poi ti accorgi che stai montando il finale, e allora lo riguardi tutto, quasi alla nausea, ma alla fine c’è. Un documento che vive, che ti inchioda attenzione e coscienza, che scorre minuto dopo minuto, che informa e chiarisce, che non annoia, che non è da cineforum. Prendi il coraggio a quattro mani e lo presenti: scrosciano gli applausi della gente comune. Ti informi su tutti i festival dove potrebbe essere iscritto e concorrente, e una sera d’aprile capita che vinci. Allora i giornalisti, anche quelli grossi, ti chiederanno la mail. E un articolo su quel piccolo miracolo che hai prodotto che ora fa battere tante mani illustri.

*giornalista, coordinatore del sito di informazione Ninin, www.ninin.liguria.it

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