Il crollo del Ponte Morandi avrebbe potuto e dovuto consentire una nuova riflessione sulla mobilità intorno Genova ma purtroppo, anche questa volta, è stata evitata ogni discussione negando ogni approccio moderno e contemporaneo. La Mono-cultura delle Grandi opere Indispensabili ha permeato, con la sua gelatina, tutti i partiti e gran parte degli asfittici “Corpi Intermedi” di snodo tra Politica e Società. Infatti, dal Disastro ad oggi, non c’è stato un momento in cui le Organizzazioni di Categoria o i Sindacati degli Edili non abbiano minacciato marce o gridato al dissesto occupazionale e questo anche quando tutti i numeri delle Grandi Opere, dai riflessi sull’indotto, all’impatto sugli Edili impiegati, fossero deboli rispetto agli Oneri sostenuti.

Un preambolo però è importante: quali sono gli strumenti che la politica deve usare per esercitare i suoi indirizzi?

Se è vero, ed è vero, che la scelta ultima tocca alla politica, in base a cosa la Politica “sceglie”?

Vogliamo davvero credere che la “politica è “Intuizione”? Che è “Illuminazione”? Che lo Statista è il Politico “Illuminato”?

Se leggo che “La realizzazione di una nuova infrastruttura è una scelta dettata in genere da esigenze economiche e conseguentemente politiche che deve portare ad un miglioramento delle condizioni di trasporto. Un errore che spesso si commette è quello di volersi affidare alle tecniche di analisi per decidere se realizzare o meno una nuova infrastruttura.,” leggo semplicemente che le Strategie non si valutano, che il decidere se “fare o non fare” è un Atto che si giustifica in sé, che non ci sono strumenti abbastanza “mirati” per misurarle; quasi che la scelta Politica, di un politico, fosse ontologicamente giustificata.

Qualsiasi Scelta?

Altri hanno già detto che “l’Esperto è l’ultimo rifugio del Politico incapace”: c’è senz’altro da rimanere ben colpiti da questo richiamo certamente populista nel suo significato più deteriore!

È ovvio che all’Analisi degli esperti non è demandata la decisione ma la stessa Analisi è invece strumento a supporto dell’agire politico: veramente la Politica pensa di farne a meno per prendere le determinazioni che gli sono più proprie? Quali fragili fondamenta può avere una Decisione così presa, all’interna della Complessità del nostro mondo?

Questa mono-cultura è il frutto tanto marcio quanto maturo della “Legge Obiettivo”, quella legge per cui ad un’opera bastava l’imprimatur divino di “Strategica” per by-passare tutte le valutazioni contrarie della Valutazione di Impatto Ambientale. E infatti il progetto ASPI della Gronda non consentiva di valutare compiutamente gli aspetti legati agli impatti ambientali sui comparti aria, rumore, biodiversità, suolo e sottosuolo e carsismo come ben spiegato dalla Delibera Regionale 23233/2012.

Così ci siamo trovati, chi scrive con gli ingegneri Mauro Solari e Alfredo Perazzo, sotto l’Ombrello delle Associazioni Eco Istituto di Genova e Reggio Emilia e Rinascimento Genova, a voler di nuovo provare a rimettere in discussione tutto quanto affidandoci esclusivamente ai freddi Numeri, a fare quello che colpevolmente non era stato fatto, cioè valutare delle alternative migliori e più compatibili sia sotto l’aspetto ambientale che sotto il punto di vista trasportistico e non ultimo sotto l’aspetto economico.

Si voleva anche proporre qualcosa di radicalmente alternativo alla Gronda di ASPI che partisse da una fredda e razionale analisi del Progetto esistente; insomma, abbiamo provato a vedere, con un approccio rigidamente Tecnico, quali fossero i Vestiti del Re.

E a quanto pare il Re era davvero Nudo: un Re che propone ancora di privilegiare il Trasporto privato a scapito del Pubblico, che vuole, con la Gronda, 55 km di tunnel anche se il miglioramento del traffico genovese sarà modestissimo, spendendo soldi per un’opera di cui gli eventuali e modesti effetti positivi sono posticipati ad almeno dieci anni dopo l’inizio del Cantiere, che vuole insterilire, tra l’altro, sessantuno fonti idriche nonostante la ben nota fragilità idrogeologica del territorio genovese e ligure. E tutto questo per quasi cinque miliardi di Euro. Invece Genova ha il dovere di essere strabica, con un occhio deve guardare al domani e con l’altro al dopodomani, ai riflessi immediati di cui c’è urgentissimo bisogno e alla pianificazione per il futuro prossimo venturo.

I numeri quindi confermano chiaramente alcune cose:

1- l’attuale progetto ASPI è relativamente poco funzionale allo scavalco di Genova e non aiuta il traffico urbano;

2-le problematiche dell’attuale tratto autostradale sono esclusivamente legate al traffico cittadino;

3-la soluzione da Noi proposta è risolutiva sia per la Città sia per l’Autostrada;

4-una Città moderna non può prescindere da un efficace ed efficiente TPL (Trasporto Pubblico Locale).

La Politica può a questo punto fare alcune cose, come portare in fondo l’attuale progetto, che è, come detto prima, poco funzionale, carissimo e invasivo dal punto di vista idrogeologico oppure dare corso ad una alternativa come quella proposta. L’ACB del Ministero può non piacere ma ha fatto, basandosi su Strumenti Europei comunemente usati e normati, quello che doveva essere fatto una vita fa e che colpevolmente non è stato fatto.

Però non dimentico anche di essere un Cittadino che cerca di portare un contributo alla vita della Città e mi pongo alcune domande: perché perseverare in un progetto palesemente sbagliato? Perché dire che lo paga ASPI quando non è vero, visto che sarà pagato dai pedaggi? Perché portare avanti un progetto così oneroso senza intervenire sul TPL cittadino, condannando ulteriormente all’irrilevanza economica e politica la Città? Ma è Politica usare la Gronda e le sue alternative come merce di scambio politico? Perché ribaltare sulla Città gli errori e le incapacità della Politica insistendo su un Progetto a cui tutti i numeri possibili hanno dato torto?

P.S. Cercateci al sabato nelle Varie Circoscrizioni siamo a presentare il nostro Studio e a rispondere alle osservazioni e alle vostre domande.

*Stefano Camisasso è un ingegnere

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