Strage di Viareggio, un documentario per cercare giustizia

0
905

di Mario Molinari

C’è un uomo che corre, in un parco. Il mare di Viareggio, i suoi pescatori. Treni e binari. Vagoni di gas liquido scorrono lenti. Poi l’uomo si ferma, e china il capo. Una goccia di sudore come una lacrima che batte sul selciato, un orologio a muro che scatta, sono le 23:48 del 29 giugno 2009. C’è un maledetto treno che fa scintille. I ferrovieri concitati che chiamano per bloccare il traffico ferroviario. 23:49 La stazione di Viareggio esplode in una vampa agghiacciante, va a fuoco tutto e tutti. Nei primi minuti restano carbonizzate 11 persone. Altre venti moriranno per le ustioni dopo atroci agonie. Le immagini della strage si scatenano sullo schermo per pochi interminabili minuti. L’uomo che corre rialza la testa. Il suo volto è coperto di ustioni. E’ uno dei sopravvissuti. “Ovunque proteggi” è il titolo di una nota canzone di Vinicio Capossela e il nome che il regista Massimo Bondielli ha dato al suo film sul più tragico incidente ferroviario nel nostro Paese. La macchina da presa che pare dondolare tra le lapidi mentre le foto e le date ti mozzano il fiato, mentre un pianoforte parla piano, tra i fischi dei treni…  Poi, il 3 maggio scorso: “Strage di Viareggio, il corto sul disastro vince al Global Short Film Festival di New York: “Dicevano che era una storia locale”. E’ uno dei tanti commenti raccolti dagli autori Massimo Bondielli di Massa e Luigi Martella di Sarzana. Ma non è una storia locale. E’ la storia di un apnea creativa di otto mesi trascorsi con i parenti delle vittime, riuniti nell’associazione viareggina “Il Mondo Che Vorrei”, nata nel 2010. “Mi immergo nelle storie delle persone e nei loro drammi; mi faccio devastare e, solo dopo, scrivo”, dice Massimo Bondielli. “ E’ una battaglia per la Giustizia e la Verità quella portata avanti dall’Associazione, i cui membri hanno rifiutato e rifiutano i rimborsi assicurativi che assegnano un prezzo ai bambini alle donne e agli uomini periti in questa strage”. Che forse poteva essere evitata. I periti stanno ancora lavorando per determinare se a bucare una delle cisterne di gas sia stato il braccio di uno scambio o un picchetto segnaletico. E molto cambia. Perché se il primo è normale che fosse lì dove passò quel treno, l’altro non doveva esserci a fender le lamiere e a provocare la nube esplosiva che ha bruciato vive 32 persone mentre erano nel più sicuro dei luoghi: la loro casa. “Per ottobre è attesa la sentenza di primo grado per questa strage divenuta volutamente dimenticabile – continua Bondielli – perché costa molto meno un risarcimento alle vittime che una reale messa in sicurezza di quei convogli”. I reati di incendio e lesioni colpose andranno certamente in prescrizione. Solo quelli, per fortuna. Un corto a dir poco emozionante girato con tanti volontari e meno di 1000 euro. Gente che ha sentito il bisogno di raccontare per non dimenticare. Musiche originali, donate dagli autori Egidio Simeone e Livio Bernardini di Vezzano Ligure. Ma dopo la vittoria di New York e in attesa della sentenza si pensa già ad un film in piena regola. Partirà infatti nei prossimi giorni il crowdfounding per realizzarlo, per mezzo della piattaforma www.produzionidalbasso.com. Si chiamerà “Il sole sulla pelle”. Quello che non può più prendere Marco Piacentini, un mese di coma e sei di ospedale dopo la strage dove ha perso la moglie e due figli. L’uomo che corre verso la vita è lui.

LASCIA UN COMMENTO