Diciamoci la verità:sarebbe stato, giornalisticamente parlando, massacrato.

Ma sì, è proprio così. Il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, Pd, ha avuto diverse fortune: giovane, un bel sorriso, soprattutto essere stato eletto in una città difficile e dopo il scioglimento del suo Comune per mafia. E’ uno che va alle manifestazioni di Libera, parla bene e sa essere provocatorio, come quando disse che se lo Stato non si fosse preso in carica il problema di Ventimiglia assalita dai migranti in fuga verso il nord, si sarebbe dimesso dal Pd.

Ma Ioculano è anche il sindaco che ha firmato l’ordinanza con cui vieta che si dia da mangiare ai migranti. Un provvedimento, ha spiegato più volte, originato dal desiderio di evitare problemi di natura igienico sanitaria, di trasformare la città in una mensa continua.

Ma non è che di questi tempi si può stare a sottilizzare. Ci sono due modi di affrontare un’emergenza umanitaria: il primo è quello della destra e delle regole a tutti i costi. Il secondo è quello della sinistra e dei suoi valori. Tra i quali crediamo che ci sia sicuramente un gesto tanto banale quanto vitale come quello di dare da mangiare a chi ha fame.

Ioculano ha fatto la sua scelta e si è adirato quando un reportage ha raccontato, facendo parlare chi il cibo lo portava in strada, la situazione di Ventimiglia città dove è vietato sfamare gli altri se non nei centri autorizzati. Ioculano ha perso il sorriso e come un Napalm 51 qualsiasi, su Facebook, ha invitato i suoi concittadini a protestare contro il giornale e il giornalista fornendo pure indirizzo mail.

Fosse stato leghista buona parte dell’informazione lo avrebbe “impallinato”. Invece è un giovane progressista. E oggi grazie anche alla sua ordinanza la polizia ha denunciato tre francesi portatori di cibo. Son soddisfazioni.

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