Sindaco di Genova, colpa dei partiti o della città?

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Era l’ultima occasione? Forse.

E’ andata perduta? Probabilmente.

Certo non era questa la sfida elettorale che ci aspettavamo. Dopo il tramonto dei protagonisti di decenni di vita politica ligure (vedi Claudio Burlando e Claudio Scajola), dopo scandali come Carige, tutti speravano che Genova voltasse pagina.

Si poteva, le energie in città ci sono ancora.

Ma anche gli inguaribili ottimisti non riescono a scaldarsi di fronte a questa campagna elettorale.

Da una parte uno schieramento – il centrosinistra – che promette di puntare al futuro, ma si porta dietro anche i protagonisti del passato. Dall’altro il M5S  che dovrebbe rappresentare il futuro, ma finora ha mostrato di aver ereditato le peggiore logiche del passato. Infine il centrodestra che rischia di vincere nonostante gli scandali che a Genova hanno toccato la Lega (ricordate le inchieste sul cassiere del partito, Francesco Belsito?). Nonostante vecchie volpi (e forse anche Volpi) che girano intorno al candidato. Ma soprattutto il centrodestra che non rappresenta l’identità civile, prima ancora che politica, di Genova.

Colpa dei partiti, quindi?

No, forse è troppo facile. Stavolta è anche colpa della città. Perché i partiti erano arrivati alla vigilia delle elezioni esausti. Alcuni, vedi il PD, non riuscivano a trovare il candidato. Caso unico nella storia: la poltrona c’è, ma mancano le chiappe.

Dopo anni in cui le segreterie facevano il bello e il cattivo tempo, sarebbe bastato poco alla città per imporsi ai partiti.

E invece: SILENZIO.

Polemiche, estenuanti discussioni sulle questioni pregiudiziali, divisioni.

Ma soprattutto SILENZIO.

Risultato: i partiti, visto il rischio di non candidare nessuno, si sono rifatti avanti. E hanno scelto loro.

Ma stavolta è colpa della politica o della città?

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