Sta finendo l’anno scolastico, forse uno dei pochi confusi non solo per colpa delle regie ministeriali ma anche, e soprattutto, per agenti (patogeni) esterni…

E, mentre finisce quest’anno in cui i genitori, soprattutto delle scuole 3-12 anni, sono stati nominati, sul campo, ufficiali di complemento della didattica disperata, i Dirigenti degli Istituti Comprensivi si stanno attrezzando per ripartire tenendo conto del ventaglio di regole possibili per la ripresa dell’anno.

Come in tutte le situazioni aperte, spesso di crisi, il campo di opportunità è vastissimo e le possibilità di strutturare risposte inaspettatamente meravigliose o disastrose è, virtualmente, infinito.

Nelle varie indicazioni ipotizzate dal ministero ce ne sono alcune che, però, mettono sicuramente le scuole nella condizione di uscire da loro stesse e andare verso una dimensione di “scuola diffusa” che può non essere vista solo come una estensione degli spazi scolastici nel territorio circostante ma anche come una sorta di estensione della didattica che coinvolge la comunità locale. Una “scuola diffusa di comunità” potrebbe essere la dicitura che indica il massimo obiettivo possibile.

Le “misure di settembre” non sono per niente definite, e nulla esclude che si torni alla normalità, ma in previsione di possibili regole di distanziamento, di parziale didattica a distanza (DAD), di ingressi scaglionati gli Istituti Comprensivi ipotizzano e organizzano soluzioni.

La misura che sicuramente metterebbe le scuole in crisi dal punto di vista fisico sarebbe quella del distanziamento tra gli studenti. A quel punto esplodendo a dismisura lo spazio fisico, per contenere le classi, le pareti della scuola non basterebbero più e necessiterebbero nuove soluzioni.

Un Istituto Comprensivo genovese che si sta muovendo in modo deciso, cercando di anticipare le problematiche, come ci sembra che faccia spesso con la propria Dirigente Iris Alemano, è l’Istituto Comprensivo di Pegli.

Già nelle scorse settimane ha iniziato a percorrere la via “dell’abbattimento” virtuale dei muri della scuola.

“Come nelle idee di Franco Frabboni, degli anni’80. L’apertura delle pareti della scuola non è una ipotesi solo problematica ma può anche contenere potenzialità interessanti” dice Alemano.

Nelle settimane scorse la Dirigente ha incontrato, su propria iniziativa ed insieme al Consiglio d’Istituto, il terzo settore del territorio, cooperative sociali, associazioni sportive, volontariato per verificare disponibilità di spazi esterni, altri dalla scuola, normalmente in uso ad associazioni, strutture sportive, progetti sociali dove eventuali gruppi classe possano andare a svolgere lezione.

“Se si verificasse l’esigenza di aumentare gli spazi” spiega Alemano “e se le classi dovessero dividersi in gruppi alcuni dei quali dovessero svolgere alcune attività a distanza a quel punto mi piacerebbe che ci fossero dei facilitatori, educatori, formatori che si occupassero di gestire il gruppo, mediare la didattica e occuparsi della “dimensione” sociale della classe. Pensate se si fosse verificato, o se si verificasse, una esigenza di didattica a distanza a settembre, ottobre, a inizio anno con le classi delle primarie di primo grado (elementari) appena formate? La formazione della classe, l’ingresso dei bambini al nuovo ciclo scolastico sarebbe fortemente compromesso senza misure a supporto. Pensate come sarebbe difficile incominciare ad imparare?”

“Stiamo pensando a diverse soluzioni” aggiunge “per ogni eventualità. Anche una valigetta degli attrezzi per i bambini dei 3 anni, dei 4 e così via, un kit con materiale montessoriano che possa accompagnare i bambini in ogni dimensione e spazio dove potranno o dovranno vivere una scuola a distanza”.

Alemano sta pensando a soluzioni per ogni eventualità paventata. E le soluzioni devono essere abbastanza fini e sensate da raggiungere, in modo pieno, l’obiettivo ultimo della didattica e dell’educazione dei bambini e ragazzi.

La possibilità di scuola diffusa è affascinante nonché ipotizzata e sperimentata in migliaia di progetti, percorsi, attività. Una scuola che non sia fatta solo dentro …le scuole e non solo dagli insegnanti, ma con la guida degli insegnanti. In tal senso gli spazi delle associazioni, il personale della cooperazione sociale e dei volontari, nonché competenze del territorio, potrebbero diventare risorse e apportare nuovi modi di didattica da affiancare e integrare a quella squisitamente scolastica.

Quello che in questi giorni si evidenzia è che sia possibile pensare una scuola, e non solo quella, completamente diversa. O meglio che le possibilità di fare scuola siano infinitamente più ampie, possibili, fattibili di quelle sperimentate.

Nel mio lavoro e volontariato ho partecipato a decine di collaborazione tra cooperazione sociale, associazionismo e scuola strutturate, di volta in volta, come progetto nuovo, innovativo, sperimentale. Un po’ una “malattia” dei nostri tempi: ogni cosa, dalle politiche economiche, a quelle scolastiche, alle culture devono essere soprattutto nuove, prima, e oltre, che utili ed efficaci.

Spesso si ha la possibilità di realizzare percorsi (ad esempio partecipando e vincendo bandi) soprattutto se il progetto presentato è innovativo, originale, sperimentale.

L’accoglienza intellettuale e di entusiasmo con cui si ipotizzano, a settembre, idee di nuove didattiche dimostra che tutti i percorsi fatti in questi molti decenni hanno lasciato il segno. Un segno e un seme che si potrebbe cogliere anche senza l’assillo e i tempi costipati di una emergenza pandemica.

Lo sforzo fatto dagli insegnanti per attivare, in poche settimane, una didattica TOTALMENTE a distanza e di renderla abbastanza utile è una ulteriore dimostrazione di come il corpo docenti e, probabilmente, gli operatori sociali, culturali, didattici, siano pronti e preparati a impostare (non sperimentare) modalità diverse e utili di lavoro.

E lo sforzo, la fatica e la frustrazione di tutti i genitori che si sono messi a disposizione dei figli, della scuola e della didattica, hanno anche reso palese quanto anche la famiglia debba e possa essere uno degli interlocutori attivi dell’apprendimento scolastico dei figli.

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