Savona, il comune lascia il “no” con il sedere per terra

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di Ferruccio Sansa*

Il boicottaggio delle sedie. Forse è il primo caso al mondo. Il Comune di Savona lascia il comitato per il “no” letteralmente con il sedere per terra.
Quando hanno letto la risposta del Comune gli organizzatori non credevano ai loro occhi: niente sedie per il pubblico in piazza perché sarebbero troppo “usurate”.
“Mai visto”, sorridono tra il divertito e l’amareggiato i responsabili del comitato del “no” e Stefano Milano, noto libraio savonese, sempre in prima fila nelle battaglie cittadine. A cominciare dall’inquinamento della centrale a carbone di Vado (che secondo la Procura avrebbe ucciso oltre 400 persone).
Succede che a due mesi dal referendum la libreria e i comitati decidono di organizzare una serie di incontri nella centralissima piazza Sisto IV. Il cuore della città. È già successo tante volte in passato e il Comune forniva le sedie e la corrente elettrica. Ma stavolta si capisce subito che l’aria è cambiata: “Ci sono stati un sacco di ostacoli. Volevano perfino che facessimo un abbonamento apposta alla rete elettrica, quando l’energia per un microfono per un’ora costerà al massimo un euro. Che noi, comunque, eravamo disposti a pagare”, racconta Milano.
Già, sembrava strano, perché l’amministrazione da pochi mesi è guidata da Ilaria Caprioglio del centrodestra che in teoria sarebbe per il “no”. “Anche se”, sussurra più d’uno, “il Pd e il centrosinistra contano ancora molto nel Comune che hanno guidato per decenni”.
Ma risolta la grana dell’elettricità ecco che se ne presenta subito un’altra: le sedie. La mail inviata dalla segreteria degli assessori suona così: “Si comunica che l’Ente non può procedere alla concessione delle sedie vista la precarietà del materiale”. Certo, il Comune di Savona è con l’acqua alla gola per i conti in rosso e per i derivati acquistati dalle banche. Ma nessuno si aspettava che lasciasse letteralmente i cittadini con il sedere per terra.
Gli organizzatori, però, non si sono dati per vinti visto che le sedie sono state regolarmente utilizzate fino a pochi giorni fa. E parte una nuova lettera all’amministrazione: “Vi chiediamo più precisamente che cosa si intenda per precarietà del materiale”.
Ieri ecco la risposta: “Le sedie, visto lo stato d’usura, verranno utilizzate solo per iniziative organizzate direttamente dal Comune o per conto del Comune”.
Questione chiusa. Anzi no, perché scoppia il caso politico: “Se le sedie sono usurate per ospitare un dibattito su un tema istituzionale, importante per i cittadini, non si vede perché debbano essere sicure per gli incontri del Comune”, spiega il Movimento Cinque Stelle che ha presentato subito un’interpellanza.
Non solo. “Ci risulta che il materiale sia stato acquistato appena tre, quattro anni fa. E sia costato anche parecchie migliaia di euro. Com’è possibile che sia già così logorato? E perché questo logorio si è manifestato così all’improvviso?”.
Ma i cittadini non rischiano comunque di restare con il sedere per terra. Il comitato del “no” ha già lanciato la mobilitazione delle sedie: il 15 settembre tutti in piazza portandosi le sedie da casa.

*Da “Il Fatto Quotidiano” del 9 settembre 2016

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/a-savona-il-dibattito-e-senza-sedie/

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