Savona, gli eredi di Scajola nella città di Pertini

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di Marco Preve e Ferruccio Sansa

E così a Savona, la città di Sandro Pertini, ha vinto il centrodestra. E’ diventata maggioranza una coalizione che non è maggioranza nella cultura e nella storia della città, probabilmente anche nel sentire profondo dei cittadini.

Ma forse nemmeno il centrosinistra era più centrosinistra. Per questo prima di tutto è stato punito. A Savona, come a Torino. O magari perché il centrosinistra era soprattutto una cosa: il potere. A Savona, appunto, come a Torino.

E non è bastato metterci davanti una faccia non conosciuta. Un nome diverso. Perché gli elettori dietro al candidato che prometteva un addio al carbone e un addio al cemento, hanno visto quei volti che il carbone e il cemento l’hanno sostenuto per tanti anni. Non si può stare da una parte e insieme dall’altra. Non si può cercare di accontentare chi spera nel nuovo e chi si tiene aggrappato al vecchio. Si finisce, come è puntualmente successo, per scontentare tutti.

E’ la fine, forse, del centrosinistra burlandiano-paitiano di cui la candidatura Battaglia potrebbe essere stato l’ultimo colpo di coda.

Un cambiamento, certo, come lo è stato la vittoria di Toti. Ma paradossalmente, complice gli errori del M5S, verso destra. Verso gli eredi di Scajola. Un cambiamento che non dà sfogo alla speranza, ma premia chi ha sostenuto il carbone e il cemento. Chi ha messo i suoi uomini al timone delle banche liguri. Chi andava a braccetto con certi ambienti della curia.

Chissà dove andranno adesso quelle forze vive che a Savona si sono battute contro il degrado ambientale e politico. Speriamo che non si scoraggino, vedendo che nella loro città le forze che rappresentavano il passato hanno conquistato oltre il cinquanta per cento dei voti. E hanno portato due candidati al ballottaggio.

Per loro la battaglia, con la “b” minuscola, comincia adesso.

 

1 COMMENTO

  1. Da Daniela Pongiglione riceviamo:
    Da due settimane assistiamo a un crescendo di acrimonia e di rabbia nei confronti del nostro gruppo “Noi per Savona”che sembrano ispirate dal desiderio di vederci sparire. In diversi interventi Milena Debenedetti, con cui pure abbiamo lavorato bene e sovente in armonia, elenca alcuni elementi che dovrebbero dimostrare l’ indegnità e l’inutilità della nostra compagine.
    Questi continui attacchi, pieni di risentimento e di amaro ribellismo, non pensiamo che siano motivati, non fosse altro che per il rispetto che abbiamo sempre riservato al M5S, come peraltro alle altre forze politiche, come si conviene in una democrazia avanzata, in quanto elementare pratica politica.
    Ci rincresce dover rilevare che il giudizio politico che ne emerge, è assolutamente sbagliato, perché fondato su sentimenti individuali e non sulla valutazione dei fatti. I fatti dicono che non esistono capri espiatori se non nella fantasia propagandistica di ideologie astiose: i voti non presi non ti sono stati sottratti o rubati, semplicemente chi li desiderava non li ha raccolti. L’incolpare un’altra forza politica di averti dispettosamente danneggiato è una visione consolatoria che semplifica ma non aiuta a comprendere la situazione in cui si trova la Città.
    E’ singolare l’individuazione di Noi per Savona come l’avversario più fastidioso, quello cioè su cui scagliarsi con grande frequenza ! Credevamo che i veri e soli avversari fossero il PD e il centro destra.
    Un esame più spassionato della realtà, mostra che i bacini elettorali del Movimento 5 Stelle e di Noi per Savona non coincidono, ma anche che la scelta di un’alleanza con la lista Savona Bella (manifestatasi impropria e prontamente annullata, in modo trasparente e non segreto) era stata determinata anche dall’atteggiamento di totale chiusura da parte del Movimento 5 Stelle adottato almeno già a partire dal dicembre 2010.
    Pensare che il nostro gruppo debba farsi da parte per fare spazio agli unici portatori di giustizia e di verità quali voi vi ritenete è un ben curioso modo di interpretare il concetto di Democrazia.
    Noi non abbiamo staff, portavoce o Partiti centrali su cui contare. Siamo una minoranza senza padroni, né locali né centrali, né dichiarati né occulti e continueremo a fare la nostra opposizione, collaborando con chiunque sia disponibile a costruire un lavoro di opposizione serio e concreto.
    Nel nuovo quadro politico, di cui anche noi abbiamo dato una valutazione negativa, sarà comunque necessaria , quando possibile, una collaborazione tra le forze dell’opposizione. A tale scopo ci auguriamo che le tensioni oggi esistenti non impediscano il lavoro comune indispensabile per la Città.

    Daniela Pongiglione

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