Savona, cosa c’è dietro il voto

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di Ferruccio Sansa*

“Mi hanno bitumato”. Il sindaco uscente Federico Berruti ha scherzato dopo l’ultima disavventura della sua giunta. Senza che nessuno in Comune aprisse bocca, è andato avanti un progetto mostro di un deposito per stoccare 45 mila tonnellate di bitume l’anno. Vicino alle case. Sponsor dell’opera Rino Canavese, ex deputato leghista, al vertice del porto dal 1996 al 2012. Prima di congedarsi, appaltò il mega-deposito alla Bit Savona Scrl, di cui fa parte il gruppo Gavio. Lo stesso che dopo ha assunto Canavese.
Berruti bitumato. Una chiusura in sordina. Era partito nel 2006 come campione del nuovo centrosinistra: giovane, bocconiano. Poi la città è stata travolta da scandali. Il Pd c’è finito dentro o ha taciuto. E ora le elezioni: “Sembra stiano facendo a gara per perdere”, ironizza il Bruno Lugaro, autore del libro Il fallimento perfetto sul crac dell’Italsider.
Il Pd cerca di ripetere il disastro delle regionali 2015. Una telenovela che fa impallidire Beautiful, ma senza Brooke e Ridge. “Il nuovo apparato renziano contro il vecchio”, sospira un dissidente Pd. Due i contendenti alle primarie, entrambi con alle spalle pezzi del potere che ha governato per decenni: Livio Di Tulliocontro Cristina Battaglia. Lui, 53 anni, ha un passato nella Cgil e un presente da vicesindaco. “C’è chi vorrebbe fare il sindaco, ma non ne ha le potenzialità”, l’attacco arriva da Fulvio Briano, segretario provinciale Pd. Il destinatario è Di Tullio. Come dire: non bastano giacca e cravatta per essere credibili. Vero, il candidato ha modi spicci. E c’è un peccato originale: carbone e cemento. La centrale di Vado? “Non esiste, a parte la consulenza della Procura, uno studio che provi i danni alla salute”.
Sul cemento perfino un amico, che vuole restare anonimo, lo attacca: “Livio ha sostenuto l’urbanistica contrattata che ha rovinato Savona”. Il Pd tira fuori dal cilindro Battaglia. Quasi sconosciuta in città, cortese, si rifiuta di parlare col cronista. Una vera novità? Battaglia viene dal Cnr, ma è stata voluta come dirigente dalla passata giunta di Claudio Burlando. È sostenuta da figure come Franco Vazio, Carlo Ruggeri e Massimo Zunino, campioni della stagione del potere. Vazio – vicepresidente della commissione Giustizia – è stato avvocato della compagna di Andrea Nucera, costruttore latitante. Ruggeri e Zunino erano sindaco e assessore all’Urbanistica nella stagione del cemento. Poi Zunino diventa parlamentare. Infine, restato a spasso, è stato nominato presidente della compagnia aerea delle Poste: “Proprio lui – sorridono in città – che tornava da Roma in treno”. Oggi ha messo su società di lobbying con ex deputati Pd. Sempre gli stessi. Dinastie: ai vertici dei Giovani Pd ecco i figli di Di Tullio e Zunino. Sui loro blog attaccavano i pm dell’inchiesta sul carbone. Il rischio è che Battaglia sia una Paita 2.0: il vecchio con il volto nuovo. A meno che non arrivino candidature impreviste: Marco Russo, ultimo discendente di un’illustre famiglia di giuristi e politici. O Giovanni Durante dell’Arci. Un dissidente, che spiazzerebbe il M5S.
Per il 5 Stelle si aprono praterie. Da mesi si ritrovano in una panetteria di via Silvio Pellico. Preparano il programma: “Vogliamo riattivare i consigli di quartiere. Poi fermare bitume e cemento”, sostiene Andrea Melis, consigliere regionale M5S. Ma del candidato non c’è traccia. Paura di vincere e di assumersi responsabilità? I nomi non mancherebbero: Melis, ma anche Eric Festa che segue il gruppo parlamentare a Roma. Ma per statuto non possono. Allora forse Milena Debenedetti, nel Movimento dalla prima ora. E il centrodestra? Tanti nomi, tanti rifiuti. Ma Giovanni Toti insegna: tra i due litiganti – Pd e M5S – il terzo gode.

*da Il Fatto Quotidiano del 14 febbraio 2016

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