Pubblico. Dipendente pubblico. Da anni ci siamo abituati a un inesorabile stillicidio di parole che hanno scavato una voragine. Hanno lentamente contribuito a cambiare la nostra mentalità e a denigrare ciò che è pubblico.

Hanno contribuito tutti, la destra ovviamente, ma anche un certo centrosinistra ubriacato dall’elogio del privato. Ora, di fronte al trauma più grave degli ultimi decenni, ci accorgiamo di quanto sia stato folle – e ingiusto – questo atteggiamento.

PUBBLICA è la sanità che  deve curare decine di migliaia di italiani, anche persone nostre care malate di coronavirus. Forse perfino noi. Una sistema sanitario che garantisce assistenza a tutti ed è la più grande conquista dell’Italia repubblicana. Una sanità che negli ultimi anni ha visto però un selvaggio taglio dei posti letto, una sostanziale riduzione delle risorse e del personale. Fino al tentativo di affidare la sanità ai privati come sta accadendo anche nella nostra regione.
PUBBLICO è il denaro che viene utilizzato per comprare medicine, respiratori e tutti i mezzi che aiutano chi lotta contro il virus.
Dipendenti PUBBLICI sono medici, infermieri e ausiliari che in queste ore tutti lodiamo e ammiriamo per l’impegno strenuo che offrono e il rischio che corrono.
PUBBLICO è il servizio di pronto soccorso e di emergenza e le persone che lo gestiscono (ma pure qui c’è chi sta tentando di passare tutto nelle mani dei privati)
Dipendenti PUBBLICI sono poliziotti, carabinieri, polizia municipale e vigili del fuoco che in queste ore di smarrimento garantiscono assistenza e sicurezza. Quella presenza dello Stato che non ci fa sentire soli.
Dipendenti PUBBLICI sono le persone che rischiando il contagio continuano a garantirci i trasporti.
PUBBLICI sono quasi tutti gli istituti scientifici dove oggi si cercano rimedi contro il virus. E PUBBLICHE sono le università che hanno formato nuovi medici.
PUBBLICO in fondo significa NOSTRO. Anzi, PUBBLICO siamo NOI

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