(Un quadro di Rubaldo Merello conservato presso l’Accademia Ligustica)

I soldi sono così: non conta soltanto dove decidi di spenderli. Ma anche dove non li spendi più. Insomma, se da una parte li dai, dall’altra li togli.

Nelle scorse settimane abbiamo parlato della previsione di spesa per il 2020 per “attività di rappresentanza, eventi ed iniziative di divulgazione dell’attività regionale”. La cifra prevista è pari 1 milione 630 mila euro.

In molti a Genova si sono chiesti che senso abbia tappezzare le strade e i giornali di pubblicità, riempire le tv e i siti internet di inserzioni.

Qualcuno si è chiesto anche se alla fine non sia un modo per farsi propaganda a spese del contribuente. Ma c’è un’altra domanda: quei soldi, invece di essere destinati alla pubblicità, non potrebbero essere spesi più utilmente, magari per rilanciare davvero le eccellenze liguri che altrimenti boccheggiano?

Facciamo un esempio concreto: parliamo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, un luogo simbolo della nostra cultura e della nostra istruzione. Qui studiano 600 ragazzi che arrivano da tutta la Liguria. E non solo.

L’Accademia, insieme con il Conservatorio Paganini, sta lanciando un progetto ambizioso per realizzare un Politecnico delle Arti. Per Genova – per la sua cultura, ma anche per il lavoro e l’economia – sarebbe un’occasione da non perdere. Ma per realizzare un progetto valido (capace di competere con altre realtà italiane e di attirare ragazzi dal resto del Paese e magari dall’estero) servono risorse. Eppure la Regione negli anni ha ridotto progressivamente il suo impegno: erano 250mila euro, già pochi. Ora sono soltanto 100mila euro all’anno.

E qui viene immediato un confronto: è un sedicesimo della somma spesa per la pubblicità. Centomila euro contro 1,6 milioni. Ma siamo sicuri che siano più importanti dei manifesti per le strade piuttosto che risorse per promuovere l’arte e far studiare migliaia di ragazzi?

Siamo sicuri che per rilanciare la Liguria e la sua immagine servano più gli spot in tv e i tappeti rossi (anche questi costati centinaia di migliaia di euro) che un’eccellenza culturale che conserva la nostra identità e richiama giovani da tutta Italia?

A voi la risposta.

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