Quello che ci mancherà di Doria

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Una locandina all’edicola: è finita l’era Doria.

E pensi a quel giorno del maggio 2012 che ti trovavi in via Garibaldi mentre Doria la imboccava per la prima volta da sindaco: l’entusiasmo per gli applausi, ma anche un lampo che lo fece voltare indietro, verso piazza Fontane Marose… forse il pensiero del padre che era passato di lì, che chissà se avesse potuto vederlo.

Così passa la gloria, viene da pensare. Così passano sogni, progetti, speranze. E anche la nostra vita, perché poi l’alternarsi dei sindaci ti serve anche a questo: a scandire le tappe del tuo percorso.

Non abbiamo mai preso posizione in questi mesi sul mandato di Doria e sulla sua ricandidatura. Non vorremmo che il nostro blog prendesse troppe posizioni politiche.

Ma adesso che il sindaco si è fatto da parte forse una cosa possiamo dirla. Senza dare giudizi su quello che ha fatto, quello che non ha fatto. E quello che poteva fare.

Per una cosa Doria ci mancherà: perché sapevamo che c’era. Cerchiamo di spiegarci meglio. Sono tempi grami, tra politici, leader nazionali e mondiali che oscillano cercando di afferrare il consenso come le bandiere prendono il vento. Gente che scambia gli applausi per voti. Tweet per vere idee.

Doria in questo è stato diverso. Si poteva essere o meno d’accordo con lui, ma la sensazione era che credesse in quello che faceva. Che agisse comunque nell’interesse della città, non nel proprio o in quello di partiti o gruppi di potere.

Al momento del referendum, anche se Matteo Renzi ha in mano le sorti della sua ricandidatura, si pronuncia per il “no”. E qui non si discute se fosse meglio bocciare o promuovere la Riforma della Costituzione, ma che il sindaco abbia deciso il suo orientamento in libertà.

Chiamatela fiducia, affidabilità, scegliete voi la parola.

Un’onestà più profonda di quella del portafogli.

Doria c’era, e passando in via Garibaldi sapevi che potevi entrare in municipio e trovarlo nel suo ufficio. Non in salotti, circoli o segreterie.

Troppo poco per un sindaco? Può darsi. Ma dovrebbe forse essere il presupposto essenziale del rapporto tra una città e il suo primo cittadino. E non è per niente scontato.

Doria sappiamo chi è. Chissà se potremo dire lo stesso del prossimo sindaco.

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