“Quando lui è entrato in politica la nostra Susanna andava ancora alla scuola materna”. Così dice Matteo Salvini che batte le riviere liguri e toscane facendo campagna elettorale per i suoi candidati.

‘Lui’ sarebbe Eugenio Giani, candidato del centrosinistra per la Regione Toscana. E la ‘nostra Susanna’ altri non è che Susanna Ceccardi, candidata leghista toscana.

Ora non vogliamo difendere Giani che non conosciamo. Non sappiamo quasi nulla nemmeno di Ceccardi. Il punto è il senso delle parole, se ancora ne hanno uno.

Ma limitiamoci ai fatti.

Secondo Salvini, il signor Giani fa il politico da tanto tempo, mentre Ceccardi è nata nel 1987. Ma nessuno ha fatto notare a Salvini che lui è iscritto alla Lega dal 1990, quando cioè Ceccardi aveva tre anni e forse neanche faceva la materna, ma il nido. Nessuno ha ricordato a Salvini che lui era consigliere comunale a Milano nel 1993, quando Ceccardi aveva sei anni.

Salvini si scatena contro i politici di professione, ma lui cos’è? Da quanto fa politica? Che altri lavori ha fatto nella sua vita?

E invece eccolo a fare la morale.

Ma il problema, verrebbe da chiedersi, è davvero Salvini o siamo noi che stiamo ad ascoltare le sue esternazioni?

La frase è detta, il sasso è scagliato. Conta solo questo, non che le affermazioni siano vere o che la persona che parla sia minimamente credibile nelle sue critiche.

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PS. PER CHI VOLESSE FARSI DUE RISATE ALLEGHIAMO UN VECCHIO ARTICOLO DEL FATTO QUOTIDIANO. SALVINI QUERELO’ IL GIORNALISTA DAVIDE VECCHI PERCHE’ LO AVEVA DEFINITO UN ‘POLITICO DI PROFESSIONE’. IL GIP ASSOLSE IL CRONISTA…

dal Fatto Quotidiano, gennaio 2016

di Ferruccio Sansa

Politico di professione con certificazione dop. Con tanto di garanzia e timbro della Repubblica Italiana.
Povero Matteo Salvini, voleva far condannare un giornalista – il nostro Davide Vecchi – e invece ha ottenuto che perfino il magistrato lo ha sancito pubblicamente: non ha mai lavorato. Salvo la politica, si intende.
“Neppure Salvini ha potuto dimostrare di aver fatto ‘qualcosa’ al di fuori della Lega”, scrive il gip Tino Palestra di Bergamo che ha archiviato la querela. Insomma, non è reato dire a Salvini che è un politico di professione, proprio di quelli che i leghisti prima maniera vedevano come fumo negli occhi. Non bastava assistere tutti i giorni al saltabeccare del segretario del Carroccio da uno studio televisivo all’altro. Dall’alba a notte fonda, non puoi più accendere la tv per guardarti in pace una telenovela o un pornazzo che ti ritrovi davanti la sua faccia, la sua voce indignata con gli immigrati che rubano il lavoro (non a lui, evidentemente).
Il gip non si scaglia contro la politica. Prende solo atto di un sentire diffuso: “Quanto alla storia del non aver mai lavorato, basta osservare che – nel linguaggio comune – costituisce una frase che si predica del (deprecatissimo!) ‘professionista della politica’ che – magari ‘politicamente’ occupato per 15 ore al giorno – tuttavia non svolge o non ha mai svolto nessuna ‘attività civile’”.
Salvini, quindi, politico di professione, che nemmeno brillerebbe per le sue presenze in aula: “Si tratta – aggiunge il gip – innanzitutto di valutare quali siano gli aspetti platealmente menzogneri dell’articolo di Vecchi: e francamente non se ne ritrovano, nella misura in cui l’accusa di “assenteismo” viene collegata alle specifiche affermazioni di un eurodeputato socialista francese (e comunque non trovano una particolare smentita nei report del parlamento europeo)”.
Povero Salvini, bocciato su tutta la linea, anche quando si indigna per le accuse sulla gestione della Padania: “L’accusa di aver mandato (economicamente) a catafascio il giornale di partito, tenuto in vita soltanto dai contributi pubblici, riporta a circostanze sotto gli occhi di tutti (e poco importa che si tratti di un destino rivelatosi comune a tutte le altre testate di partito)”. Lo dice il giudice.
Tre a zero. Per i cronisti, il decreto di Bergamo segna un punto contro lo spauracchio di querele e cause civili. È un mondo duro, quello del potere, se ti becchi gli onori (e gli emolumenti), devi accettare le critiche. Anche “graffianti e fastidiose”. “Certo, se giudizi come quelli espressi da Vecchi su Salvini fossero apparsi sul mensile delle Suore Domenicane, parlando della (reverenda) Madre superiora del (concorrente) Ordine delle Suore Orsoline, ci sarebbe stata ampia materia per il reato di diffamazione: ma nel nostro caso, se non siamo nella vasca degli squali, certo non siamo in quella dei pesci rossi”. Squali, pesci rossi, triglie o scorfani, se fai politica devi accettare le critiche. Soprattutto, verrebbe da dire, se sei uno come Salvini che non ha tra i suoi modelli oratori Alcide De Gasperi o Winston Churchill. La Kyenge? “Inutile e chiacchierona vada a difendere gli africani in Africa, se vuoi difendere i profughi torna al tuo paese”, sentenziò mentre cantava il coro “Kyenge fuori dalle palle”. Ma Salvini questi toni può usarli, perché è un politico (di professione).
Adesso, però, i cronisti possono criticarlo. Non è reato dire al leader della Lega che non ha mai lavorato. Non è reato dire a Salvini che è Salvini.

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