Quel giorno che Ava Gardner a Bogliasco fu catturata da Leoni

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di Ferruccio Sansa

La foto più importante di Francesco Leoni nessuno l’ha mai vista. È rimasta incisa soltanto nella sua memoria, finché è stato vivo. La pellicola aveva catturato la grande Ava Gardner sorpresa con un suo amante, l’attore italiano Walter Chiari. Ma la foto racconta soprattutto del grande cuore di Leoni, testimonia che anche i fotoreporter – i paparazzi, se volete chiamarli così – hanno un’anima.

Era il 1954. Leoni stava cominciando la carriera nella sua Genova. E la Liguria, Portofino, erano la periferia di Hollywood. Tutti i grandi divi erano di casa nel borgo marinaro: John Wayne, Stan Laurel, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, William Holden, Rex Harrison. Camminavi per la piazzetta e ti pareva di essere sul Sunset Boulevard. Quell’estate la regina era lei, Ava Gardner, arrivata con Bogart per girare “The barefoot contessa” di Joseph L. Mankievicz. Ma era inquieta Ava, nella sua testa, nel suo cuore si era infilato un giovane italiano: Walter Chiari, bello, atletico, intelligente e sfacciato. Un attore dalla vita sofferta, che non ha avuto forse il successo che meritava. Ma ogni movimento di Ava era seguito dai paparazzi, difficile, molto difficile, riuscire a incontrare l’amato. Finché Walter trova il modo di dribblare i fotografi e i cronisti. “Si diedero appuntamento in un alberghetto della riviera, roba per famigliole, per turisti della domenica”, raccontò Leoni tanti anni dopo al cronista, in una serata solitaria, in mezzo a migliaia di fotografie accumulate sul pavimento del suo studio. Ritratti di star – da Wayne a Brando, da Greta Garbo alla Bacall –, di gente comune, di criminali come il mafioso Joe Pici del clan Lucky Luciano che Leoni era riuscito a “catturare” con la sua Leica. Ogni volto una storia.

Mancavano solo Ava e il suo amante. Erano nella memoria del fotografo: “Mi arrivò una soffiata. Chiari aveva prenotato per una notte l’intero albergo. Corsi sul posto e cominciai il mio appostamento”, raccontava Leoni, “Ma mi sembrava impossibile che Ava, la donna più famosa del mondo, potesse arrivare in un posto tanto banale, tanto comune. E invece eccoli, lei e Walter, come due fidanzatini qualunque. Si tenevano per mano, si baciavano”. E clic, clic. Leoni non si fece scappare l’occasione. “Ma Walter Chiari, fisico atletico,  agile, con muscoli da far paura, sentì lo scatto della macchina fotografica. Mi corse dietro. Se mi avesse preso… invece io saltai in groppa alla mia Lambretta e via… cominciai a scappare. Io sullo scooter scassato e Chiari su una spider rossa. Stava per prendermi, ma io conoscevo ogni strada, ogni scorciatoia. Riuscii a nascondermi in un cantiere, rimasi per ore nascosto”. Ma il giorno dopo la porta dell’agenzia di Leoni si apre, entra Walter Chiari: “Lo so, tu sei l’unico che può avermi fatto quelle foto”. Era vero. Per Leoni potevano voler dire la fama mondiale. E tanti, tanti soldi. Non c’era rivista dall’Italia all’America che non le avrebbe comprate. “Dimmi quanto vuoi per non farle girare”, Chiari appoggiò il portafogli sulla scrivania. Leoni lo guardò negli occhi, come faceva sempre prima di scattare le sue foto, per capire chi aveva davanti. E vide un uomo innamorato. “Con chi credi di avere a che fare, con un ricattatore?”, disse il fotografo. E si infilò una mano in tasca, tirò fuori il rullino. Lo passò nelle mani dell’attore. Walter Chiari non credeva ai suoi occhi. “Quanto vuoi?”, ripeté. “Niente, così non mi va”, rispose Leoni. Nessuno ha mai visto quegli scatti.

Anche i paparazzi hanno un cuore. Leoni ce l’aveva. Come quel giorno che a Genova passò Marlon Brando. “Sul treno Parigi-Roma c’è Brando con una donna”. E Leoni si presentò all’appuntamento in stazione. Scattò. Brando – con quello sguardo che ti penetrava – cercò di piegarlo con gli occhi: fucking bastard. Ma di nuovo Francesco non si fece intimidire, cominciò a parlargli in quel misto di italiano e inglese, di genovese e di gesti. “Non me ne frega niente di mettere nei guai la tua donna… scendi giù dal treno e fatti fare due foto”. Ecco gli scatti di Marlon sul marciapiedi, mentre parla con gli altri viaggiatori, con i facchini della stazione. No, non erano i pettegolezzi che interessavano Leoni, ma le persone, “la luce nei loro occhi”, come diceva sempre.

“Il segreto di nostro padre – raccontano i figli Andrea e Paola – era avvicinarsi a tutte le persone nello stesso modo, non importava che fossero gli attori più famosi del mondo oppure uomini e donne comuni”.

Per questo John Wayne ed Humphrey Bogart volevano farsi fotografare da lui. Molto più di un paparazzo, un fotoreporter coraggioso. Come quando riuscì a portarsi a casa uno scatto che in Italia ha fatto storia: la foto dei terroristi del Gruppo XXII Ottobre che puntano la pistola sul fattorino Alessandro Floris, colpito a morte. Quell’immagine scattata per caso da un uomo affacciato alla finestra che diede una svolta alle indagini ed è diventata simbolo degli Anni di Piombo in Italia.

Leoni, come sempre per primo, riuscì a mettere le mani sulla foto. Valeva milioni di lire all’epoca. Ma Leoni no, non era tipo. Decise di venderla a tutti i giornali, i suoi clienti e i loro rivali, e poi volle devolvere fino all’ultima lira alla famiglia del fattorino ucciso.

Francesco Leoni sapeva catturare la luce negli occhi delle persone che fotografava. Ma anche William Holden, Greta Garbo, Marlon Brando nel suo sguardo vedevano di che pasta era fatto.

È morto nel 2000 Francesco. Ha lasciato migliaia di foto, di volti, di vite.

Tranne quella di Ava. La più preziosa, qualcuno forse la sta ancora cercando negli archivi di Walter Chiari e Ava Gardner. Ma se l’avesse stampata, Francesco non avrebbe più saputo riconoscere la propria immagine.

 

 

 

 

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