E’ un po’ la sindrome di Peter Pan. Però un Peter Pan sempre incazzato. Il M5s non ha capito che ora è al potere. Quindi esercita un potere, quindi è esso stesso un potere.

Che in sé non c’è nulla di male. Ma il potere in una democrazia dovrebbe comportare rispetto dei ruoli. Ad esempio degli operatori dell’informazione. Il che non significa non criticare, non replicare ad attacchi, bensì ricordare che una stampa libera ancorchè irritante e qualche volta eccessiva (e ben dovrebbe saperlo un partito nato con lo slogan “affanculo”) è sintomo di buona salute della società.

Esattamente dieci anni fa, il blog di Beppe Grillo dedicò un lungo articolo al nostro libro “Il partito del cemento” che raccontava della spartizione morale, ambientale, urbanistica della nostra regione ad opera di due blocchi apparentemente contrapposti come quello di Claudio Burlando e Claudio Scajola.

Partecipammo, per raccontare degli intrecci fra politica, affari e imprenditoria e finanza a molte iniziative dei nascenti meet up (a proposito, sono davvero tanti gli attivisti di quel periodo che hanno abbandonato il movimento), molti degli attuali parlamentari o consiglieri si avvicinavano appena a Grillo, alle sue idee davvero innovative non solo in materia di rifiuti, ambiente,tecnologia, ma anche di accoglienza, tolleranza, difesa dei diritti fondamentali.

Questo non vuol essere un trattato sociologico/politico e quindi non vuole analizzare i motivi della trasformazione. Quello di cui noi ci siamo accorti è che a un allegro popolo di rivoluzionari idealisti si è sostituita una massa dove il tratto dominante è il fanatismo o la cieca obbedienza, e che aver continuato a fare il nostro mestiere, cioè occuparci dei nuovi politici, evidenziare contraddizioni, errori, dare voce a chi li criticava, ci ha trasformati in piddini, venduti, casta e così via.

E tanti di loro non sono neppure in malafede, sono solo talmente ignoranti da non conoscere , o non avere la voglia di farlo, i bersagli che hanno messo nel mirino o che qualcuno ha loro indicato. Sono incapaci di confrontarsi, e ancora parlano e si muovono come se dovessero dare l’assalto a un palazzo che hanno ormai occupato con i loro rappresentanti, i loro portaborse, i loro consulenti, i loro uomini di fiducia nelle partecipate. Ma anche ora che hanno il potere pensano che chi non la pensa come loro e lo dice vada zittito.

Ecco perchè oggi ha un senso difendere non la categoria dei giornalisti, ma l’idea di libertà di espressione, dallo scomposto attacco di Di Maio e Di Battista. Non offendono le parole “sciacalli” e “puttane” contro i giornalisti, offende il loro squallido utilizzo del potere.

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