Non ci sono molti giri di parole. Il fascista Luigi Ferraro ha avuto, beato lui, tre vite. La prima è stata quella di militare dell’esercito italiano. Nella seconda ha scelto di far parte, volontariamente e fino alla fine senza mai rinnegare nulla, della Repubblica Sociale Italiana indossando, sopra la muta da sub, la camicia nera della X Mas.

Dopo, grazie al sacrificio dei Partigiani che la Decima aveva massacrato, ha potuto vivere in una democrazia nonostante fosse stato un fascista e ha potuto sfruttare il suo ingegno anche per arricchirsi e dare un futuro alla sua famiglia.

Ora a Luigi Ferraro il Comune di Genova (la sola città italiana che sconfisse i nazisti) potrebbe intitolare intitolare il porticciolo di Nervi.

Questa è la proposta del centrodestra a Tursi. Per fortuna in città si sono levate molte voci per fermare questa offesa ai morti della Resistenza: Anpi, Cgil, Pd e poi associazioni, partiti della sinistra.

Ferraro e il suo gruppo di sommozzatori – la loro specialità era quella di far saltare in aria dei mercantili – sono anche indicati da alcune ricostruzioni storiche russe e italiane (unica smentita quella di Birindelli ex ammiraglio e parlamentare del Msi) come i mercenari che nel 1955 fecero esplodere nel Mar Nero la Novorossiysk, ex corazzata italiana Giulio Cesare poi passata alla marina sovietica. Morirono affogati o bruciati 600 marinai in quell’affondamento avvenuto in tempo di pace. L’affondamento, accidentale o provocato non si è mai chiarito, avvenne fra il 28 e il 29 ottobre, data della Marcia su Roma.

Ps: comunque se c’era un luogo da intitolare a Ferraro è giusto che sia Nervi, quartiere di Bucci e Municipio guidato da un presidente che nei suoi post su Facebook ricorda i bei tempi di Mussolini.

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