QUALCUNO SI E’ DIMENTICATO LE STAGIONI

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Non se ne va più questo caldo. Ha bruciato l’erba, ha sbiadito il cielo, ha spianato il mare, l’ha reso esausto, senza più nemmeno un bagliore o un riflesso. E adesso sta piegando anche noi tappati in casa per sfuggire queste giornate ottuse, disumane. Basta spiagge, basta tuffi, non è più tempo.

Qualcuno lassù deve essersi dimenticato le stagioni, perché ormai agosto è finito e non c’è stato tempo per un temporale, ma neanche uno di quei piovaschi improvvisi che liberano la città della polvere. Nulla di nulla. Solo un grigio senza nubi, senza ombre.

Eppure a portata di mano c’è una via di fuga. Pare impossibile, ma a meno di un chilometro in linea d’aria già si affaccia l’autunno. È il crinale, quella linea sottile che ci sta appena un sentiero, una strada che pare sul punto di scivolare a valle. Lì dove con un occhio guardi il mare e con l’altro le onde azzurre e immobili delle colline. Dove il caldo del golfo e quello della pianura si scontrano, si impennano in correnti d’aria, nuvole.

Così prendi a seguire la strada e a ogni curva il termometro perde un grado. Come sia possibile non lo sai, ma ti godi i refoli che cominciano a piegare i fili d’erba, poi trovano fiducia e agitano addirittura gli ultimi ulivi, più in alto i castagni, le querce. E alla fine eccoti al crocevia, alla trattoria dove automobilisti e centauri estenuati stanno seduti a un tavolo con una birra davanti. Qualcuno addirittura accenna a infilarsi la giacca, più per auspicio che per bisogno. Laggiù dove cade lo sguardo vedi ancora i puntini bianchi dei motoscafi fermi in rada e qui nuvole nere si addensano, si sentono i tuoni che rotolano come biglie di metallo sulla lamiera del cielo.

Ma ormai vale la pena di salire ancora un po’ dove termina il bosco e sotto il prato viene fuori anche la roccia. Ci sono una cappella e una casa senza tetto con una finestra. Deve esserci stata una cucina qui dentro, qualcuno deve averci preparato da mangiare, ma ora vedi liane e cespugli.

Dicono che qui passassero già i viandanti del Medioevo, che ci fosse un ospitale per gente come te giunta in cima alla salita.

Oggi resistono soltanto i muri, le pietre messe una

sopra l’altra con cura e per ognuna vedi un gesto, per ogni gesto un pensiero.

Davanti ci sono due castagni. Ai margini delle foglie già avanza il rosso. Non puoi farci niente, accade ogni anno alla prima vista dell’autunno: sì, pensi, stiamo sugli alberi come le foglie. Ma per volare non c’è altro modo che staccarsi.

Oggi, però, non pensarci, non pretendere paradisi e vite eterne. Accontentati di un’ora di fresco.

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