L’importanza della comunità ebraica per la città di Genova è un dato innegabile. Facciamo quasi fatica, oggi nell’anno 2019, a parlare di comunità, di gruppi e di popoli mentre sarebbe assai più facile dire che gli ebrei sono genovesi o, meglio ancora, che tutti i genovesi sono ebrei per quel senso di vicinanza che ogni uomo sulla faccia della terra con un minimo di conoscenza della Storia dovrebbe provare per il popolo ebraico.
Ma se ciò non bastasse, andrebbe sottolineato il fondamentale apporto che garantiscono da sempre alla città di Genova i figli della comunità ebraica nel campo della cultura, dell’imprenditoria, delle professioni, dell’economia, della politica.
Proprio per tutti questi motivi, oggi, sarebbe forse auspicabile che la Comunità ebraica facesse sentire la sua voce. Non per urlare come troppi fanno da ogni parte, ma per spiegare agli italiani con l’autorevolezza e la drammaticità della loro storia più recente, quali siano i rischi di questo sempre più evidente rigurgito fascista, di come comportamenti fino a pochi anni fa inimmaginabili si ripetano con sempre maggior frequenza. Di come episodi come quello accaduto a Roma dove un gruppo di neofascisti di Casapound urlava “Ti stupro” a una donna con il suo bambino, non possano più essere ascrivibili soltanto a gruppuscoli isolati. Basti pensare a come un consigliere comunale di Fdi, Sergio Gambino, partecipi abitualmente alle iniziative di Casapound dove i presenti rispondono all’appello quando sono chiamati “camerati”.
E pooche ore fa due candidati della Lega alle europee, durante il loro tour elettorale a Genova sono stati visti, così racconta il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile, in compagnia di due leader di Lealtà Azione il gruppo neofascista. Uno dei due era colui che su Facebook aveva detto degli ebrei “lurida razza di mercanti dal naso adunco”. Poi aveva chiesto scusa e la procura ne aveva chiesto l’archiviazione. Forse anche perchè nessuno si era costituito come parte offesa.
Non voler vedere queste crepe del tessuto democratico non è rispetto dell’istituzione quanto piuttosto il rifiuto di prendere atto della realtà.
Ne è sintomo il post sulla propria pagina Facebook con cui a febbraio la Comunità ebraica ringraziava il Municipio di Levante e il suo presidente Francesco Carleo per un’iniziativa legata al giorno della memoria.

Il rispetto dell’istituzione è doveroso ma il rispetto della Storia lo è almeno altrettanto. Nessuno lo sa più del popolo ebraico e non siamo certo noi a dover dare lezioni. Ma allora: come è possibile ringraziare Carleo che celebra il giorno della memoria e tacere sullo stesso Carleo che in più occasioni, prima e dopo quella giornata, celebra su Facebook lo statista Benito Mussolini, il dittatore che ha mandato a morire nei campi di concentramento migliaia di ebrei? Come si può, per rispetto alle vittime di Mussolini, fare come se nulla fosse, come se fosse una gaffe e non un insulto alla nostra democrazia?

Ecco, forse oggi è arrivato il momento di dire qualcosa anche per la Comunità ebraica genovese. Forse potrà con la sua autorevolezza fare uscire dalla loro anacronistica equidistanza alcune istituzioni cittadine. Altrimenti, prima o poi qualcuno – come è accaduto di recente con la stella dei partigiani trasformata in quella delle Brigate rosse – qualche mente illuminata dirà che la stella di David è quella dei terroristi. E una volta fatto il primo passo, quelli successivi non tardano ad arrivare.

 

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