I lavori del nuovo Ponte procedono velocemente. Il sindaco-commissario Marco Bucci si sta dando un gran da fare e pare che le scadenze finora siano state rispettate. Bene!

Fatta questa premessa, ci sia permesso sollevare sommessamente un’osservazione: martedì c’è stata la cerimonia per la posa del primo impalcato. E’ la quarta in otto mesi: a inizio anno si era celebrato l’avvio della demolizione del ponte; poi era toccato alla posa della prima pietra del nuovo ponte. Quindi c’era stato il grande show della demolizione.

Fanno quattro cerimonie in otto mesi. Un record mondiale. Senza contare le innumerevoli altre volte che primi ministri, ministri, sottosegretari e autorità di ogni ordine e grado sono venute sotto il ponte. Discorsi, applausi, musica, suoni di sirene, fino al rito ormai immancabile del pulsante (chi non lo schiaccia non conta niente).

Intorno è un accalcarsi di amministratori locali, parlamentari magari indagati, imprenditori di lungo e lunghissimo corso che riescono a strappare cinque minuti di sospiratissimo colloquio con il ministro, ecclesiastici. Più l’immancabile selva di giornalisti (compresi i sottoscritti).

Un tempo c’era la cerimonia della prima pietra e alla fine il taglio del nastro. Stop. Oggi c’è il rischio che gli operai lavorando si trovino a passare il martello pneumatico a un sottosegretario con il caschetto bianco e la pettorina gialla.

Giovanni Toti, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture sono ormai una presenza fissa. E stavolta c’era perfino il cardinale Angelo Bagnasco che nei primi mesi dopo il crollo del Morandi non si era mai visto sotto il Morandi.

Guardando il progetto emerge che ci sono ancora 18 campate da inaugurare. Quante cerimonie ci attendono ancora? Chissà che a qualcuno poi non venga in mente di proporre una festa per il primo guardrail, le prime strisce tratteggiate e il primo autovelox.

Il confine tra ritrovare l’orgoglio e trasformare la ricostruzione in una parata di autorità a volte è sottile. Lo diciamo anche per i politici: occhio, perché il rischio di overdose per l’opinione pubblica è dietro l’angolo. Anche se, è vero, questo ponte dovrebbe essere pronto in periodo elettorale e potrebbe diventare un simbolo decisivo per le elezioni regionali della primavera 2020.

In fondo – per fortuna Bucci e altri intervenuti l’hanno ricordato – questo ponte nasce dalle macerie di una tragedia con 43 morti. Non può diventare una festa.

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