Piste ciclabili, a Genova è possibile

di Andrea Bignone e Manuela Cappello (Italia Nostra Genova)

Con l’ultima revisione del Piano Urbanistico Comunale, il Comune di Genova ha individuato una rete di percorsi ciclabili da Bogliasco fino ad Arenzano, compreso il centro, il lungo Bisagno e Polcevera.

La previsione è stata indicata su planimetria 1:25.000 in cui non è possibile visualizzare il dettaglio, ma giustamente il PUC non è un “Progetto”, piuttosto un “Piano”. La differenza è sostanziale, perché una volta fatto il Piano occorre realizzare il Progetto, trovare i finanziamenti e realizzarlo.

Nel 2008, venne approvato, con un finanziamento del Ministero dell’Ambiente di quasi un milione e 300 mila euro, e dalla Regione Liguria, un progetto di sostegno della ciclo-mobilità denominato “sviluppo della ciclabilità” e che prevedeva circa 6 km di piste, aumentati a 10 con la Giunta Doria.

Cosa è stato fatto?

-Nel 2009 è stato introdotto il bike sharing iniziativa di per se lodevole, ma le prime bici erano elettriche, la manutenzione scarseggiava e molte sono state abbandonate ai parcheggi per mesi.

Il costo per l’avvio è stato di circa 220.000 euro (finanziati dall’Unione Europea).

Il sistema non è mai entrato a pieno regime vuoi per condizioni contrattuali sfavorevoli, vuoi per la scarsa manutenzione dei mezzi, vuoi per la poca semplicità nell’uso (abbonamento), ma soprattutto per la mancanza di infrastrutture adeguate in sicurezza.

-Qualche anno fa è stata tracciata una linea (che intendeva creare un percorso ciclabile) a Caricamento, che andava a scontrarsi prima con i pedoni (marciapiede stretto)-fig.1, poi con la pensilina del bus (sempre sul marciapiede-fig 2), e infine con la barriera dei lavori in corso-fig. 3. (da anni)….per riapparire nei pressi dell’acquario, sul marciapiede, dove, tra pedoni e scooter posteggiati è praticamente impossibile muoversi…. -fig.4 e 5, pista mai utilizzata perché impraticabile….c’è da chiedersi chi l’abbia prevista quanto sia stato speso. Questo percorso richiederebbe piccoli accorgimenti per essere praticabile, ma negli anni è stato abbandonato a se stesso, nonostante le sollecitazioni dei ciclisti.

fig.1fig.2

fig.3fig.4fig.5

-Sono stati inseriti dei ciclo-posteggi nel centro storico, e, a parte la recente Via XX Settembre (un’isola scollegata a valle e a monte), nient’altro è stato fatto.

E i soldi spesi? Circa 400.000 euro. Non si sa se il Comune sarà in grado di ottenere i soldi rimanenti del finanziamento (senza realizzazione i soldi non arrivano), scadenza già prorogata più volte.

Su questo tema, da anni varie associazioni genovesi sono impegnate per sollecitare sempre le stesse cose:

-strutturare un ufficio/responsabile alla mobilità ciclabile (con personale formato) che sia sempre presente in tutti i contesti decisionali di mobilità urbana

-attuare rapidamente una rete lungo la costa e le due valli Polcevera e Bisagno, ove vive la maggior parte della popolazione ed è per lo più in pianura

-creare una segnaletica orizzontale e verticale chiara che preveda la moderazione del traffico, con  priorità alla ciclabilità e la sicurezza stradale

-cambiare la cultura della politica della mobilità, considerando la bici come un vero mezzo alternativo, coordinata con tutti i mezzi pubblici (intermodalità) e utilizzabile anche per quella parte di popolazione che vive in collina (con gli ascensori e le funicolari). A onor del vero è corretto affermare che oggi finalmente si può salire sui mezzi AMT con la bici pieghevole posta in apposita sacca e sugli ascensori anche con bici normale.

Non c’è niente da scoprire o ipotizzare è già tutto noto, il punto è che non è possibile fare delle iniziative estemporanee senza alcuna reale previsione di realizzazione di un Piano della mobilità ciclabile, che abbia obiettivi chiari, certi a breve, medio, lungo termine e su più livelli.

Per livelli intendo che occorre individuare un livello di percorsi di “lunga” distanza (per esempio da Levante a Ponente) che possono essere praticati individuando piste ciclabili e percorsi promiscui abbinati all’intemodalità (bici, metro, bus, treno) e un livello di percorsi di quartiere dove si dovrà affrontare una maggior pormiscuità con le auto e quindi prevedere strumenti tipici della cicalbilità, come le zone 30 (zone a bassa velocità in cui transitano veicoli e bici), le chicane, la semaforizzazione differenziata, la maggior segnaletica orizzontale e verticale, gli ascensori e le funicolari per le zone collinari..

Già oggi volendo, con poche risorse sarebbe possibile realizzare, in brevissimo tempo, una rete ciclabile genovese.

Pensiamo per esempio al tragitto che da Boccadasse, arriva fino a Sampierdarena: passando per C.so Italia, C.so Marconi (il marciapiede è molto largo e potrebbe essere diviso destinandone una parte alla ciclabilità), Foce, Viale Brigate Partigiane (anche con l’attuale cantiere), qui la strada è a 3 corsie, nell’attesa della famosa (e contestata) pista al centro (da decenni in cantiere), si potrebbe destinare una parte di corsia (ce ne sono 3) o una parte di marciapiede, fino all’incrocio con Corso Buenos Aires/Brignole (stazione ferroviaria) e poi salire su in Via XX Settembre (ove c’è già la pista), oppure passare in C.so A. Saffi (in salita solo per il primo tratto, con un po’ più di interventi infrastrutturali si potrebbe sfruttare, allargandolo, il marciapiede lato mare, già inutilizzato dai pedoni), da C.so Marconi sfruttare l’area fieristica e/o portuale (in previsione del progetto di Piano). Qui mi soffermo un attimo perché tanti anni fa esisteva un comitato di associazioni ciclistiche “Bo.Lan.Ci.” (Boccadasse Lanterna Ciclabile) che propose un percorso ciclabile da Boccadasse alla Lanterna passando dentro l’area portuale….tante riunioni, incontri, illustrazioni, ma non se ne fece nulla….fig. 6. Questo sarebbe il percorso ideale perché taglierebbe molto il tragitto fino a Sampierdarena (tutto in piano). Ma torniamo in Via XX Settembre, da qui si potrebbe tagliare in Via Roma (corsia contraria al senso di marcia), Via Garibaldi (ipotizzabile un percorso indicato), Largo Zecca, Via Balbi fino a Principe (stazione ferroviaria), oppure da Largo Zecca, giù in Via delle Fontane (percorso promiscuo con auto), in parte promiscua fino a Sampierdarena.

fig.6

Tutto ciò è realizzabile senza grandi opere infrastrutturali, ma con interventi di segnaletica orizzontale e verticale di poco costo e grande impatto, il percorso sarebbe in parte promiscuo, in parte in sede propria.

Per spostarsi da levante a ponente, non necessariamente devo fare tanti km in bici, devo avere, pertanto, la possibilità, attraverso percorsi di quartiere, di arrivare comodamente alle stazioni.

Questa direttrice principale (utile per spostamenti da levante a ponente), deve infatti connettersi con i percorsi lungo il Bisagno e lungo il Polcevera, e deve intercettare i quartieri, sfruttando sia le vie interne meno trafficate, sia le strade adattate alle zone 30, chicane e quanto possa essere utile per la sicurezza. Anch’essi sono già stati studiati e proposti con soluzioni minimali, ma fattibili con pochi investimenti (a questo proposito non sarebbe male se il tunnel di Borgo Incrociati fosse ciclo-pedonale e non solo pedonale…basterebbe togliere il cartello di divieto). I due tratti lungo i torrenti e il lungo mare formano (insieme al tratto costiero) il cosiddetto ”pi greco rovesciato” (sono circa 60 km di percorsi facilmente realizzabili).

Questo potrebbe essere il primo obiettivo da traguardare, a breve termine.

Volendo essere propositivi (ma come già detto ci sono già proposte di itinerari fattibili), per i più allenati possiamo continuare da Sampierdarena fino a Vesima (obiettivo a medio termine), Passando su via Sampierdarena, via Pacinotti Via Cornigliano (dove con la risistemazione della via è prevista una zona trenta) per raggiungere in sede protetta il quartiere di Sestri Ponente, attraverso via Giotto e via Sestri (già strada pedonale); di seguito nuovamente promiscuo con auto (o corsia bus dove presente) fino Pegli, dove il largo marciapiede lato mare potrebbe far spazio ad una corsia bici. Alla fine della passeggiata occorre prevedere alcuni rientri su strada fino a Prà, dove si rientra in area protetta (fascia di rispetto) per un tratto e poi a Voltri, passando per la passeggiata a mare fino alla fine di Voltri-fig.7. Tra Prà e Voltri c’è tutto il tratto dell’Autorità Portuale che avrebbe la possibilità di lasciare uno spazio ciclabile affianco alla ferrovia-fig.8 ma anche in questo caso i tempi di realizzazione si prolungherebbero.

fig.7fig.8

Come accennato, questo livello (lunga percorrenza) non deve distogliere l’attenzione dai percorsi di quartiere (sopra menzionati); pertanto si devono prevedere delle deviazioni, rispetto alla direttrice principale che permettano al ciclista di entrare e pedalare nel quartiere in totale sicurezza. Per esempio da Caricamento deve poter collegare i percorsi più interni, passando per Via delle Fontane, Via al Ponte Calvi/Lomellini, Via San Lorenzo; da Sampierdarena si può entrare nel quartiere passando da Via Dottesio, Via Daste, via Cantore con la possibilità di proseguire verso Cornigliano o attraverso Via Rolando, Via Fillak verso la Val Polcevera.

Ci sono città europee (ma non solo) con climi più freddi e con strade come le nostre come Edimburgo, Basilea, Losanna in cui l’amministrazione ha investito sulla mobilità ciclabile e dove il traffico veicolare si è decongestionato, con più facilità di spostamento per chi usa l’auto, meno inquinamento e più benessere fisico.

La città di Lubiana, vincitrice del premio Mobility Week Award 2013, ha sviluppato un Piano della mobilità che entro il 2020 prevederà 1/3 di mobilità pubblica, 1/3 di mobilità privata e 1/3 di mobilità ciclo-pedonale…strano ma vero…..

In tutta nord Europa c’è un rete ciclabile che dall’Atlantico arriva fino al Mar Nero, ne fa parte anche il percorso Passau-Vienna-Budapest che passa nei principali centri turistici, su un percorso tutto ciclabile, attrezzato con pensioni, hotel, per tutti i livelli, con punti di ristoro e di assistenza per bici e con una moltitudine di turisti….li hanno investito fondi europei e nazionali, qui non siamo capaci di utilizzarli e riusciamo a perderli per mancanza di realizzazione.

Insomma le proposte non mancano (non dimentichiamo tutti i collegamenti collinari con le funicolari e gli ascensori).

Qualcuno potrà commentare che a parole è semplice, ma nei fatti è tutto più complicato; sono d’accordo, ma pensiamo che a monte ci sia la convinzione e la volontà di realizzare una mobilità sostenibile che non sia solo una vetrina (tipo Via XX Settembre), che non sia una cosa di nicchia, per i solo amatori, ma che diventi davvero un’alternativa alla mobilità privata, per anziani, adulti, bambini, basta copiare le esperienze altrui, non c’è niente da inventare.

Nonostante la mancanza di percorsi ciclabili coloro che a Genova si spostano in bicicletta sono passati dal 4,8 % del 2010, al 6,1 % nel 2013. Non sono disponibili dati più recenti.

Alcuni luoghi comuni:

Genova non è ciclabile perché è troppo collinare:

falso, la parte collinare rappresenta il 5% della popolazione; inoltre molte aree collinari sono raggiungibili da funicolari e ascensori. Si deve pensare alla mobilità ciclabile integrata con i mezzi pubblici (treni, funicolari, ascensori)

Genova non è ciclabile perché ci sono troppe auto:

falso, perché si devono creare percorsi protetti/promiscui e segnaletiche appropriate con precedenza alla mobilità ciclabile (come fanno in tutta Europa). L’aumento dell’uso della bicicletta su infrastrutture adeguatamente segnalate, indurrà gli autisti di veicoli a prestare più attenzione e dare le corrette precedenze.

Genova è piovosa:

vero, ma al pari o meno di altre città europee che praticano la mobilità ciclabile tutto l’anno.

Le piste ciclabili penalizzano i commercianti:

falso, studi statistici hanno dimostrato che dove c’è un percorso ciclabile strutturato, c’è un maggior afflusso acquirenti  (http://www.bikeitalia.it/2015/03/18/perche-i-commercianti-dovrebbero-chiedere-meno-parcheggi-e-piu-ciclabili/)

Genova è una città di vecchi, non ne vale la pena:

in qualunque città dove si è investito nelle reti ciclabili in sicurezza, gli anziani vanno in bici normale o elettrica, ne traggono giovamento in salute e socialità. Deve essere comodo usarla, quindi occorre prevedere per esempio ciclo-posteggi negli spazi condominiali e presso le principali tappe di sosta.

2 COMMENTI

  1. Pensare che è proprio da quella prima idea di Bo.Lan.Ci che mi è nata la voglia di impegnarmi quotidianamente per far nascere anche a Genova la voglia di bicicletta, che allora negli anni 2006-7, era un’idea quasi rivoluzionaria. Oggi tutto questo è realmente possibile dal momento che sono ormai migliaia gli utilizzatori anche sporadici di questo mezzo. Un Grazie particolare ad Emanuela Cappello che ci aveva creduto già allora e che mi ha personalmente infuso un forte entusiasmo e mi ha fatto evolvere da da semplice utilizzatore già allora decennale del mezzo, a gran rompiscatole e a mio modo divulgatore di questa nuova possibilità che, sono ormai certo, in pochi anni diventerà una delle modalità di spostamento più utilizzate sempre che i decisori non siano troppo indecisi e timidi circa la sua validità e strategica necessità per il rilancio della città. Gianluca Fontana, Anemmu in bici a Zena!

  2. Visione a medio e lungo termine e volontà di perseguire un obiettivo. Personalmente viaggio quotidianamente in bicicletta da due anni, con una Brompton pieghevole a sei rapporti che mi permette di affrontare tutte le strade della nostra bella città, spesa ammortizzata con il risparmio sul carburante. Per chi vuole faticare meno la pedalata assistita è una valida e comoda alternativa. Io ho scelto la pieghevole per non dover pensare e dipendere dalle aree attrezzate per la sosta. Dopo due anni, tirando le somme, sono felice della scelta che mi ha portato a cambiare il mio modo di muovermi in città. Suggerisco di andare a vedere quante persone usano la bicicletta a Copenhagen, tutto l’anno, città senza salite, ma con il freddo e la neve che non sembrano ostacolare eccessivamente chi ha fatto una scelta che, vi assicuro, vi renderà più felici.

LASCIA UN COMMENTO