Pinotti, una pacifista sugli F35

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di Ferruccio Sansa*

Picasso ha avuto il periodo rosa e quello azzurro. Roberta Pinotti il periodo pacifista e quello più interventista. Da scout che scendeva in piazza sventolando la bandiera arcobaleno a ministro della Difesa pronta a sguinzagliare Tornado in Iraq. La “versione italiana di Condoleezza Rice”, l’hanno soprannominata in Parlamento. Ancora: “È stata fulminata sulla via di Finmeccanica”, la multinazionale italiana delle armi dove Pinotti vanta estimatori. Pinotti sbarcò a Roma alle elezioni del 2001. “Fui io a spingerla a candidarsi”, racconta il deputato ligure Stefano Quaranta (Sel), “A Genova rappresentava il collegamento tra politica e società civile. Si batteva per la pace e l’ambiente. A Porto Alegre nel 2003 era in prima fila”.
Una scout. Prima di Renzi. Quindi cattolica e pacifista. Il suo partito – i Democratici di sinistra – attraversava un momento di divisioni e Pinotti virò secca verso sinistra, il Correntone di Fabio Mussi. Erano gli anni del pacifismo, delle manifestazioni di massa. E Pinotti non si tirò indietro. La prima volta che pronunciò la parola “esercito” fu nel 2001. Ma parlava di un “orgoglioso esercito di volontari”: scout e movimenti da mobilitare per il G8 di Genova. Altri tempi. E altre Pinotti. Quelle che digiunavano per le donne afghane. Che scendevano in strada con i girotondi. Addirittura l’allora deputato volò in Palestina con i pacifisti: “Ramallah è una città assediata. Qui è in corso il tentativo di eliminare qualsiasi motivo di vita”, disse. Finì che Pinotti e un gruppo di pacifisti vennero fermati a un check point israeliano. Un mezzo incidente diplomatico. Ma l’onorevole non si ferma. Eccola in piazza a Genova: si simula un attacco aereo per protestare contro la guerra in Iraq. Qualcosa, però, scricchiola. È il tempo del voto in Parlamento per le missioni in Afghanistan e Iraq, del centrosinistra – tanto per cambiare – dilaniato. E Pinotti mostra un volto prudente. Vota “sì” alla missione in Afghanistan e “no” all’Iraq: siamo già nel periodo azzurro, del resto movimenti e girotondi non vanno più per la maggiore. Pinotti diventa membro della commissione Difesa della Camera. “Doveva garantire che fossero rappresentate anche le nostre posizioni e invece si è innamorata degli F35”, sibila un ex compagno di avventura che vuole restare anonimo.
C’è chi ricorda un festival del volo a Genova e Pinotti che posa orgogliosa sull’elicottero della polizia mentre a pochi passi i vecchi amici pacifisti protestano. Poi eccola entusiasta a bordo di un caccia da guerra. È membro della Commissione Difesa, poi presidente. Quindi responsabile Difesa Pd. Infine sottosegretario e ministro. Addio Correntone e pacifismo. È veltroniana, franceschiniana, renziana. Sostenitrice degli F-35 a giorni alterni, come spiegò in un programma tv: “I cacciabombardieri servono perché, a parte che se tu hai delle truppe, dove c’è necessità di avere difesa aerea, però potrebbe succedere che qualcuno decide di sparare un missile”. Pinotti guerrafondaia? “Macché. Non è nemmeno interventista. È sempre la stessa Roberta”, giura chi lavora con lei. Ma le posizioni sulla Libia e adesso l’Iraq? “Dice che l’intervento è possibile se lo chiedono i governi locali e l’Onu. È la posizione del governo, non di Pinotti”. Ma un ex parlamentare antico compagno di battaglie sospira: “Roma è una città tentacolare. Ne ho visti tanti cambiare dopo essere sbarcati nella Capitale. Ma pochi come Pinotti. Peccato, sarà pure ministro, ma non è più lei”.

*da Il Fatto Quotidiano dell’8 ottobre 2015

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