Pinotti, Paita e Terrile, che cosa ne sarà di voi?

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (S) e il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando (d) iRaffaella Paita (c) candidata presidente alla regione liguria, durante della firma per la partenza dei cantieri sul fiume Bisagno a Genova. 14 aprile 2015. ANSA/LUCA ZENNARO

E’ vero: la vittoria del “no” causa un dramma. No, non per lo spread, per l’Europa. Ma per loro, Pinotti, Paita, Terrile, Burlando, Lunardon. Ve li ricordate? Erano stati bersaniani, franceschiniani, cuperliani. E una mattina, come Costantino che vede la croce in cielo, avevano avuto la folgorazione: “In hoc signo vinces”. RENZI!

Ve li immaginate adesso? Proviamo a metterci nei loro panni: gli occhi spalancati, l’agenda che d’improvviso rischia di essere vuota, il cellulare silenzioso, la strada dei giardinetti che si spalanca. E, orrore, addirittura il pensiero di decidere che cosa fare nella vita.

Che fare? Cambiare di nuovo bandiera? Ma quale poi, non c’è nessun vincitore all’orizzonte per salire su un carro…

E comunque… se mutar consiglio una volta può essere del saggio, alla terza o quarta si rischia di passare per paraculi. Giammai.

Erano renziani. Qualcuno per via indiretta. Come i vassallaggi (vassallo, valvassore, valvassino, ricordate?): terriliano che poi è  paitiano che poi è renziano. Matrioske della politica…

Bisogna essere solidali con loro. E soprattutto con le loro famiglie che oggi sono atterrite dal pensiero di ritrovarseli a casa a giocare a scopone. A girare per casa con le ciabatte e il giornale sotto braccio: “Belin, sapessi quella volta che ho incontrato Obama”.

Saranno momenti duri, ma non vi lasceremo soli.

Un pensiero, però, ti prende a vedere i tanti renziani. Che prima magari erano bersaniani, dalemiani e via elencando. Quanta gente che per far capire chi è deve sempre legarsi ad altri, a un leader. Quanta gente che non riesce semplicemente a essere se stessa.

pinottirenzi

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