PERCHE’ LA REGIONE LIGURIA DIFENDE I CACCIATORI? intanto aspettiamo il prossimo morto…

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Difendere le persone. Prima ancora degli animali. Ogni anno decine di persone muoiono uccise dai cacciatori.

La Liguria ormai è diventata un’oasi protetta. Per i cacciatori.

Perché? Non sarà una questione di voti?

Chi ha proposto e votato le norme che tutelano i cacciatori (e mettono in pericolo chi cammina nei boschi) deve risponderne. In primis il presidente della Regione Giovanni Toti e il suo assessore Stefano Mai. Ma anche i consiglieri regionali di diversi schieramenti – anche il Pd – che li hanno sostenuti.

Ecco cosa scrive Marco De Ferrari, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle che da anni si batte contro le doppiette selvagge.

“1) In Liguria è prevista la possibilità di cacciare l’avifauna migratoria mezz’ora dopo il tramonto per la caccia da appostamento. Una norma che stride con la legge nazionale 157/1992 (la quale prevede lo stop puntuale al tramonto). Sparare al tramonto consente una vera strage di uccelli migratori che proprio in quell’arco di tempo rientrano nei boschi.

2) In Liguria sono previste giornate aggiuntive, pre-aperture e post-chiusure, soprattutto rivolte anche a specie in difficoltà ecologica o a rischio estinzione (Moriglione, Pavoncella, Tortora selvatica, Tordo sassello, oltre all’Allodola e la Moretta, …).
3) La modalità di annotazione sul tesserino venatorio delle specie abbattute, che la Regione indica di effettuare solo dopo l’accertamento, mentre dovrebbe essere effettuata prima. Con l’annotazione dopo l’accertamento, si rischia di non far segnare sul tesserino molti esemplari abbattuti e non accertati
4) E’ prevista l’esenzione dalle tasse regionali per i neocacciatori (che non è detto che siano per forza giovani) i quali possono liberamente girare armati nei boschi liguri, gratuitamente per il primo anno, senza versare un centesimo nelle casse della Regione Liguria, con un danno economico, stimato in oltre 50 mila euro fino al 2020, anche per i risarcimenti danni agli agricoltori (visto che dagli incassi dei tesserini venatori si genera il fondo per i danni all’agricoltura).
5) La nuova legge sulla tassidermia e imbalsamazione, approvata il 4 settembre, depenalizza i reati previsti dalla legge nazionale 157/1992 (al cui articolo 30 comma 2 prevede siano considerati reati penali e sullo stesso piano del bracconaggio), depenalizzazione che mette in serio pericolo le specie protette e non cacciabili con lo scopo di costruire cosiddetti “trofei” di caccia.
6) La modifica del regolamento regionale sulla caccia consente ai cacciatori la possibilità di sparare alla volpe anche durante battute di caccia al cinghiale. La volpe, uno dei pochi meravigliosi predatori selvatici rimasti, che avrebbe “l’unica colpa” di predare anche specie cacciabili come pernici e fagiani andando in competizione con i cacciatori stessi.

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