IL PD E’ MORTO e nessuno se n’è accorto

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Sarà colpa del gran caldo. A un tratto ti prende un raptus: fai il numero di telefono del Pd.

Risponde una segreteria telefonica: “Risponde la segreteria telefonica del Pd della Liguria, in questo momento non possiamo rispondere. Potete lasciare un messaggio”. Perfino la voce registrata ti sembra stanca, rassegnata. Alle sue spalle ti immagini corridoi vuoti, stanze abbandonate. Polvere.

D’accordo, sono giorni di vacanza. Non c’è quasi nessuno in città. Però provate anche voi…

Ascoltate. E poi chissà se vi verrà lo stesso pensiero: il Pd non esiste più.

Certo, restano i segretari, i capigruppo. Persone che ricordano i soldati giapponesi barricati su un’isola perché nessuno gli ha detto che la Seconda Guerra Mondiale è finita. Persone che difendono la bandiera o talvolta, verrebbe da pensare, cariche e poltrone.

Ma il partito inteso come gente che si riunisce dietro a progetti, ideali, esiste ancora? Una volta gli iscritti al Partito a Sestri Ponente erano più di quanti ce ne siano oggi in tutta la Liguria.

La nave che affondava è stata abbandonata da tutti: dagli imprenditori che corteggiavano Claudio Burlando e Raffaella Paita e oggi ritrovi serafici alla corte di Marco Bucci. Da dirigenti e professionisti, professori d’università e manager pubblici.

Infine anche dagli elettori che magari al Partito e ai suoi ideali hanno dedicato la vita.

Già, il Pd è morto. Ma il punto è che nessuno se n’è accorto.

Nessuno prova nostalgia.

D’accordo, ha vinto il centrodestra. Ma non è successo il 27 giugno, lo sconfitto non è Gianni Crivello. È stata una morte lenta, ogni giorno un po’. Tra clientelismi, lottizzazioni, scandali, lotta per le poltrone, distanza dalla vita reale.

E i pochi che criticavano venivano indicati come nemici. Forse perché ricordavano ai vertici chi erano stati, chi avrebbero dovuto essere.

Ma il Partito è stato – avrebbe dovuto essere – molto più della forza che guidava la città. Ha rappresentato un luogo di elaborazione delle idee, una presenza che dava voce e garantiva gli ideali. Da anni, però, il centrosinistra in Liguria è sembrato coincidere con il potere.

Così è bastato perdere alle elezioni per sparire.

Se n’erano accorti Marco Doria e anche Crivello che hanno provato a coinvolgere gente nuova. Perfino ragazzi. Ma come fai a voltare pagina se poi in campagna elettorale, com’è successo a Crivello, ti trovi accanto Massimo D’Alema o Burlando, Roberta Pinotti o Paita?

E adesso chiami il Pd – non soltanto al centralino telefonico – e non trovi nessuno. Solo una voce registrata. Un peccato per chi ci ha sempre creduto. Per la città che deve sentire voci diverse. Perfino per Bucci e per Giovanni Toti che per governare meglio avrebbero bisogno di una vera opposizione.

Invece niente. Viene da chiedersi cosa resti delle assemblee, delle grandi manifestazioni, dell’impegno. Di quello spirito solidale, fiero, mai conformista, che è stato la grandezza di Genova.

Che guaio ha combinato il Pd! A tanti cittadini – liguri, savonesi, infine genovesi – è bastato cambiare maggioranza per convincersi di poter mettere da parte anche la propria anima.

“Siamo momentaneamente assenti, lasciate un messaggio”.

 

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