TOTI COME BURLANDO

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Giovanni Toti come Claudio Burlando.

Ci sono stati anni in cui ogni poltrona, sedia o strapuntino del potere ligure erano occupati da persone che sostenevano il centrosinistra. Sembra passato un secolo, ma non è nemmeno un lustro.

Toti – che non è ligure – in due anni è riuscito in un’operazione che pareva impossibile: grazie anche all’inconsapevole complicità del M5S ha conquistato le istituzioni: Regione, Savona, Genova, La Spezia. Ora tocca a Imperia (torneranno gli Scajola?).

Ma soprattutto in ventiquattro mesi è riuscito a sostituirsi al burlandismo. Sta mettendo insieme un potere altrettanto pervasivo: “Ci sono il porto di Savona e quello di Genova che da solo vale l’11% del pil e l’8,4 dell’occupazione liguri e con l’indotto dà lavoro a oltre 30mila persone. Quei porti che oggi sono presieduti da Paolo Emilio Signorini, l’ex delfino di Ercole Incalza portato a Genova da Toti”, racconta un operatore portuale genovese. Poi c’è il mondo delle banche, che in Liguria significa Carige. I primi azionisti, i Malacalza, non hanno mai negato una vicinanza a Bucci anche se hanno evitato un’uscita pubblica. Il secondo azionista, quel Gabriele Volpi diventato miliardario con il petrolio nigeriano, è stato avvistato più volte con Toti e Matteo Salvini.

Le televisioni non sono certo ostili a Toti.

Alle cene elettorali di Marco Bucci gli imprenditori che prima erano schierati con Burlando adesso fanno la fila per baciare la pantofola a Toti.

Toti, infine, pare l’unico in grado di offrire un affaccio sulla politica nazionale: il Parlamento.

Proprio come negli anni di Burlando (che forse al “totismo” ha spalancato la strada). Con una differenza: Toti non  ha neanche l’impaccio di un’ideologia. Di un bagaglio storico e culturale cui il centrosinistra doveva in qualche modo rendere conto.

Ora per lui sarà tutto in discesa. Non si illuda il centrosinistra – ammesso che esista ancora in Liguria – di ribaltare tutto alle regionali del 2020. Il potere, una volta conquistato, si alimenta di se stesso.

Chissà se Toti riuscirà nell’ultimo passo: dopo aver cambiato le scelte elettorali dei liguri, mutare anche la loro identità. Farne davvero un popolo di destra nel profondo.

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