Noli fumare – No smoking Progettolimes, avventure di liguri ai confini

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di Riccardo Lertora*

Colpisce leggere in questi giorni che in Inghilterra è boom dei corsi di latino.

Forse anche lì, come altrove, la regina delle lingue antiche – di cui la metà degli europei parla le versioni moderne – non è mai passata di moda, tanto che anche sui cartelli della metropolitana di Newcastle, l’antica Pons Aelium romana, oggi punto di partenza del cammino del Vallo di Adriano, campeggiano le scritte sia nella lingua di Cesare che in inglese.

Trovata turistica sì, ma sino ad un certo punto. Il fascino e le potenzialità – anche economiche – della storia universale di Roma si stanno riscoprendo un po’ in tutta Europa. Fioriscono iniziative, si ricostruiscono anfiteatri, si scava alla ricerca di ville e di necropoli, si istituiscono percorsi, si cercano i relitti delle navi onerarie, tutti affannosamente partecipi ad una gara quasi frenetica volta a mostrare al mondo di essere stati un tempo cittadini di Roma.

Perché in fondo, ritrovare Roma, per il vecchio continente colpito al cuore dal terrorismo islamico, percorso da fremiti secessionisti e pressato da flussi migratori di cui si era perso il ricordo,  è un po’ come ritrovare se stesso, un riassaporare il gusto ormai perduto di un periodo di pace e di prosperità, attraverso la valorizzazione di un’identità storica e culturale potente, più che mai necessaria per chi ha bisogno di ritrovare se stesso prima di riaprirsi al mondo.

Ma è un film senza regista, progetti frammentati non ancora uniti da un unico filo conduttore.

Trovare questo filo è l’affascinante intuizione di tre avvocati quarantenni genovesi che potenzialmente potrebbe non solo ispirare nuove mete agli enormi flussi turistici oggi costretti a cercare lidi più sicuri ma, in realtà,  appunto affrontare macro tematiche molto più complesse: la spinta centrifuga a cui è sottoposta l’unione europea – di cui la Brexit è solo il segnale più evidente – la situazione esplosiva sulle sponde meridionali del mediterraneo inasprita da flussi di migratori sempre più ingestibili e il devastante contesto mediorientale con l’epicentro siriano.

Questa è dunque un’altra storia genovese che guarda al di là del mare e il suo nome è Progettolimes.

Il limes, l’evocativa e perduta frontiera romana, il Far West de’ noiatri, al di là del quale terminava l’opulento ma ormai decadente mondo classico (noi) e iniziava il caos e la violenza (Siria, Libia, Ucraina), potrebbe oggi invece diventare un nuovo inaspettato strumento per unire le nebbiose brughiere della terra d’Albione, con le aride steppe dell’altopiano anatolico  e le cangianti dune del  Sahara.

Da qui l’idea tutta ligure di trarre una utilità anche da quello che ad altri sembra solo un’antica rovina del tempo e, senza rumore, provare sulla propria pelle la propria idea, partendo a piedi un bel giorno di primavera del 2014 dal vallo di Adriano per poi scendere l’anno dopo in bicicletta  tutto il corso del Reno con vista già sul Danubio da seguire – quest’anno – sino alla foce. Di lì  imbarcarsi verso le coste dell’antica Bitinia per raggiungere attraverso il Medio Oriente le sponde  del  Mar Rosso. E poi, con un ultimo immenso balzo  tutto nordafricano, giungere alla fine sulle spiagge dell’oceano atlantico per terminare il viaggio nell’antica e  provincia romana della Mauretania Tingitana.

Vedere le carte della crisi e provare a rilanciare,  girare un nuovo film sulla frontiera, percorrere e tracciare di persona una nuova via a sfondo storico attraverso 21 nazioni e tre continenti,  dalla Gran Bretagna, all’Egitto, dalla Germania alla Siria, dall’Algeria alla Bulgaria, da Israele all’Olanda.

E allora noli fumare, dont’smoking, latino ed inglese, passato e presente per realizzare un futuro di occasioni di lavoro, nuovi investimenti, scambi culturali, strutture dedicate ai viaggiatori, tutti frutti di uno nuovo spirito di collaborazione e condivisione, parole che guardano ai giorni che ci aspettano con un altro sguardo rispetto ad un presente lacerato e ad un orizzonte che non promette nulla di buono.

Rovesciare quindi il concetto di limes quale barriera fortificata per farlo divenire un lungo e robusto filo di unione tra un’Europa dilaniata da troppe velocità e particolarismi, un medio oriente devastato da secoli di intolleranza, ed un’Africa settentrionale fondamentalmente da sempre assente dalla scena mediterranea; un nuovo percorso dove l’incontro con la diversità è la vera ricchezza, una via franca sul quale viaggiare immuni da ogni forma di violenza come era possibile venti secoli fa, senza bisogno di nessun passaporto, per diventare, già solo con la propria fisica presenza, ambasciatori di una nuova era di pace.

Il limes, da originario simbolo di esclusione a moderno strumento di unione è quindi la nuova piccola grande sfida che parte da Genova, da sempre incubatrice di idee coraggiose volte alla scoperta di nuove opportunità per nuovi mondi.

(continua)

*Riccardo Lertora è avvocato del Foro di Genova e l’attuale presidente dell’associazione Progettolimes

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