L’Olanda dice no agli eurobond che potrebbero aiutare soprattutto Italia e Spagna messe in ginocchio dal coronavirus. Fa male sentire le parole del governo olandese, perché senza solidarietà non esiste l’Europa. E perché l’Europa non ha senso se qualche paese crede di poter lucrare, di poter guadagnare spazi di mercato, sfruttando la difficoltà dei compagni.

Ma le parole del governo olandese suonano anche ipocrite. L’Olanda infatti è di fatto un paradiso fiscale e finanziario per migliaia di imprese anche italiane. L’Olanda, ma anche il Lussemburgo, fanno concorrenza sleale ai paesi dell’Europa di cui fanno parte sottraendo alle casse di Italia, Francia, Germania e Spagna, decine di miliardi. L’elenco delle grandi industrie nostrane che hanno trasferito parte della loro attività ad Amsterdam è infinito. Dall’immobiliare alla pastasciutta, nessun settore è escluso. Secondo le stime questo sottrae allo Stato italiano fino a cinque miliardi di euro. E’ lecito, purtroppo. Ma anche ciò che è lecito a volte può essere profondamente ingiusto.

Alla periferia di Amsterdam c’è un palazzo dove hanno sede 2.800 società di tutto il mondo. Molte italiane. Eppure, come ha scritto il Sole 24 Ore, molte di esse in Olanda hanno soltanto una manciata di dipendenti. Com’è possibile? Sono sedi soltanto fiscali. Buone per usufruire del sistema fiscale olandese che prevede aliquote bassissime (tra l’altro gli utili distribuiti e le plusvalenze non vengono considerati come parte del reddito da tassare). Insomma, poco più di una targhetta sulla porta, mentre le attività industriali vengono svolte in altri paesi.

Ecco allora una proposta interessante lanciata da Nens – l’associazione Nuova Politica e Nuova Società – dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco: niente finanziamenti pubblici alle imprese che hanno sede nei paradisi fiscali.

Dice Visco: “La petizione di Nens affinché le imprese con sedi o legami nei paradisi fiscali vengano escluse dall’utilizzazione di ogni misura di sostegno economico deciso dal governo (come quelle legate al coronavirus, ndr), ha non solo un valore simbolico, seppure importante, ma anche una valenza politica rilevante. Oggi infatti non esiste grande banca o gruppo multinazionale che non abbia collegate o partecipate in paradisi fiscali o in giurisdizioni a tassazione preferenziale per non residenti. La norma che va introdotta deve quindi far riferimento non solo ai paradisi fiscali in senso stretto, ma anche ai paesi che riservano trattamenti fiscali e giuridici tali da distorcere artificialmente la locazione dei profitti e la collocazione giuridica delle imprese. Gli obiettivi della norma non devono essere solo le Cayman, le isole del Canale o Gibilterra ma soprattutto paesi come l’Olanda, il Lussemburgo, l’Irlanda, Cipro, Malta ecc.”

Soldi alle imprese SI’. Denaro pubblico, e quindi anche nostro, a chi ha deciso di pagare le tasse in altri paesi NO.

Le battaglie contro i mulini a vento non le fa solo don Chisciotte.

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