“No” a Signorini presidente del porto di Genova

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di Marco Preve e Ferruccio Sansa

Paolo Emilio Signorini è dato da tutti come favorito alla nomina di presidente del porto di Genova.

Signorini, però, non è la persona giusta per presiedere il porto, la più grande industria della Liguria.

Tanti hanno scritto che è considerato il “delfino” di Ercole Incalza, quello che era il signore delle opere pubbliche italiane prima di essere travolto dalle inchieste.

Signorini sarà pure penalmente immacolato, ma negli anni prima degli uragani giudiziari e del repulisti tentato dal ministro Graziano Delrio occupava le due poltrone più importanti del dicastero delle Infrastrutture. Dalle carte giudiziarie – soprattutto quelle del Mose – era emerso che nel luglio 2011 l’altissimo dirigente pubblico si era fatto pagare le vacanze in Toscana da Giovanni Mazzacurati, patron del Mose. Proprio una delle grandi opere nelle mani del Governo.

Diceva Signorini – che non è stato indagato – al telefono con Mazzacurati: “Ingegnere sono Signorini… volevo soltanto dire che siamo arrivati, e tutto benissimo, la volevo ringraziare”. E Mazzacurati: “Ha trovato tutto, sì?”. Ancora Signorini: “Tutto perfetto, abbiamo già fatto mezza giornata di mare”.

Alla segretaria del Consorzio che chiedeva informazioni, Mazzacurati spiegava: “È sempre stato un amico”.

Altre intercettazioni dimostrano quanto stretto fosse il legame tra Signorini e Incalza. Il 6 febbraio 2014 l’allora ministro Maurizio Lupi si rivolgeva proprio a Incalza – all’epoca ufficialmente senza incarichi pubblici – per chiedergli di far presente a Signorini che nella lista delle opere trasmesse al Cipe non era indicata la strada statale 106. Passano due settimane e Incalza riceve una telefonata di Antonio Bargone – ex sottosegretario ai Lavori Pubblici, poi dalemiano doc, quindi planato ai vertici della contestatissima autostrada Livorno-Civitavecchia che minaccia la Maremma – che protesta perché il suo delfino Signorini “non è sollecito nel rispondere alle sue richieste”.

Non basta un certificato penale immacolato per essere adatti a un ruolo chiave per la vita della nostra regione.

Lo abbiamo già scritto su Liguritutti. Ma dalla città arriva solo silenzio. Tace Signorini. Non replica nulla Giovanni Toti. Tacciono le altre istituzioni. Tacciono quelle che dovrebbero essere le opposizioni.

Nella migliore delle tradizioni genovesi tutti tacciono.

Ma se vogliamo che Genova – con la Liguria – cambi davvero bisogna cominciare. Da un volto nuovo e convincente per il nostro porto.

Come si può far sentire la nostra voce?

Lasciate anche voi un commento sulle bacheche Facebook di Giovanni Toti e Graziano Delrio:

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2 COMMENTI

    • Il problema più grande di questa Città è l’immobilismo provocato dalla mancanza di veri oppositori a cui rivolgersi per segnalare i tanti problemi esistenti e promuovere in collaborazione con questi iniziative utili a risolverli, molti di questi sono puramente organizzativi, privi di costi. Esiste una Classe Dirigente incapace o forse in malafede, che aspetta di speculare su situazioni e realtà banali. Occorre trovare soluzioni nuove e radicali dove, senza guardare in faccia nessuno e senza alcun timore, saper fare una profonda pulizia e da lì ripartire. Non esiste altra strada alternativa!! Renzo Tassara

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