‘Ndrangheta, la parola che i politici liguri hanno interesse a dimenticare

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Aver negato la ‘ndrangheta. Aver lasciato che si espandesse quella zona grigia tra mafia e affari che uccide l’economia e il tessuto sociale. È una della grandi colpe della classe politica ligure, dal centrodestra al centrosinistra. Colpe morali, prima che eventuali responsabilità penali Ricordiamo tutti quando i pezzi grossi del centrosinistra facevano ressa per partecipare all’inaugurazione dei nuovi impianti di imprenditori indicati nelle informative delle forze dell’ordine come trait d’union tra mondo politico e mafioso.

Ricordiamo quando c’erano pezzi grossi del centrosinistra – parenti di attuali candidati al parlamento – che a quello stesso imprenditore chiedevano consigli su come procurare voti tra i calabresi.

Ricordiamo i politici del centro destra scambiarsi baci e pacche sulla spalla con esponenti di famiglie coinvolte in traffici di armi, droga e prostituzione. Ricordiamo altri politici del centro destra andare a chiedere a ottantenni semianalfabeti un aiuto per ottenere il voto della comunità calabrese.

E poi ricordiamo i politici del centrosinistra organizzare convegni appassionati sulla criminalità impugnare torce fiammeggianti alle marce per la legalità, ringraziare magistrati antimafia per il loro impegno.

Noi li ricordiamo tutti.

Loro, i politici, invece, oggi sembrano aver dimenticato tutto. Le richieste di una mano agli amici degli amici degli amici. Tipo, tanto per restare alla cronaca odierna, quel Fabrizio Accame ex consigliere del centrosinistra d Albenga grande attivista alle ultime regionali e politiche. Provate ad andare dal sindaco di Albenga, da qualche consigliere regionale o da qualche ministra a chiedere se si ricordano quel signore che abbracciavano nelle foto. Accame chi? Accame condannato a otto anni e otto mesi a Reggio Calabria perché membro della ‘ndrangheta in Liguria.

E’ la politica senza memoria quella che oggi mette in soffitta Donatella Albano, senatrice del Pd e membro della commissione anti mafia. La candidarono nel 2013 sull’onda delle minacce che aveva ricevuto da consigliera di Bordighera da parte di famiglie malavitose. Non gli pareva vero al Pd di avere una paladina della legalità da sfruttare. Donatella Albano ha fatto i suoi cinque anni da parlamentare seria, ha studiato, ha reso onore al motivo che l’aveva portata a Roma. Ma quando si è trattato di scegliere chi riconfermare il Pd le ha preferito molti altri compresi quelli che difendono i parenti latitanti dei bancarottieri latitanti oppure quelli che andavano a loro insaputa a chiedere aiuto elettorale agli amici degli ‘ndranghetisti.

Se volete ripassare tutta questa storia recente della nostra Liguria potete fare ricerche on line, leggere i nostri libri e quelli di altri colleghi come Matteo Indice e Marco Grasso, gli articoli di alcuni (non tanti) giornalisti, oppure andare sul sito della Casa della Legalità. Lo cura da anni Christian Abbondanza. Uno che la sinistra dei salotti e degli amici degli amici ha sempre tenuto a distanza. Eppure lui in largo anticipo non solo sulla politica ma a volte anche sulla magistratura ha indicato negli anni i nomi e i volti dei mafiosi liguri, i nomi e i volti dei politici e degli imprenditori che con quei mafiosi si accompagnavano. Nessuno gli ha mai offerto un seggio, manco nelle assemblee di condominio. In compenso, come dimostrano numerosi atti giudiziari, diversi ‘ndranghetisti avevano pensato di fargli la pelle. Almeno loro hanno buona memoria.

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