MONTE DI PORTOFINO, QUEL PARCO NON S’HA DA FARE

0
253

* da “Il Fatto Quotidiano”

Ferruccio Sansa

Naufragato ancora prima di salpare. Il Parco Nazionale del Monte di Portofino rischia di non vedere nemmeno la luce e milioni di euro rischiano di restare inutilizzati.
Già, perché dopo due anni di melina sta per scadere il termine imposto dal ministero dell’Ambiente. Mentre i comuni non si mettono d’accordo e la Regione, dicono i critici, cincischia preoccupata dalle critiche del mondo dell’edilizia e della lobby dei cacciatori che vale decine di migliaia di voti. E la prossima primavera si vota con la riconferma di Giovanni Toti che comincia a essere in forse.
“La Finanziaria 2017 ha inserito il Matese e il Monte di Portofino tra i parchi nazionali”, racconta Antonio Leverone, portavoce del Coordinamento per il Parco Nazionale. Una modifica che in Liguria gli ambientalisti, e non solo loro, attendevano da anni: finora infatti questo promontorio tra i più famosi del mondo è un parco regionale. “I soldi sono pochi, con un bilancio che non raggiunge nemmeno gli 800 mila euro e con risorse risicate: c’è un solo guardia-parco, ma spesso non può nemmeno uscire a controllare il territorio perché la legge prevede che le pattuglie siano composte da almeno due persone”, spiega Ermete Bogetti, presidente di Italia Nostra Genova. Insomma, entrare tra i parchi nazionali garantirebbe più visibilità, maggiori tutele. E tanti soldi in più. Quanti? “Finora – assicura Leverone – con le lungaggini si è perso un milione l’anno, ma potrebbero diventare molti di più. Basti pensare che il vicino Parco Nazionale delle Cinque Terre incassa oltre venti milioni l’anno”.
Il punto è che il ministero aveva posto una condizione: non voleva procedere contro la volontà della popolazione. Quindi aveva dato due anni di tempo a comuni e Regione per indicare i nuovi confini del Parco. Perché una cosa era chiara: il nuovo parco (quello attuale misura 1.055 ettari) non poteva essere più piccolo di quello delle Cinque Terre (circa 3.800 ettari).
Era stata presentata una proposta ambiziosa e innovativa: un parco che andasse dai confini del comune di Genova (Bogliasco) fino a Sestri Levante. Per un totale di quasi 15 mila ettari. Sarebbe stato unico nel suo genere, e non soltanto perché comprendeva il Monte di Portofino, quel promontorio che si protende sul golfo di Genova. Da 610 metri di altezza al mare in un battito d’occhi. Si parlava di 22 comuni, alcuni alle porte dell’entroterra (in val Fontanabuona). Un esperimento unico perché includeva zone densamente urbanizzate.
Era il 2017, ma da allora quasi nulla è successo. “Oggi ci si trova a due mesi dalla scadenza dei termini (il 31 dicembre, ndr) con il rischio concretissimo di perdere un’occasione straordinaria”, è l’allarme di Leverone.
Che cosa è successo? Molti comuni, soprattutto quelli di centrodestra dove domina la Lega, non sembrano per niente d’accordo con l’idea di essere compresi nei confini del parco. E la Regione (centrodestra) ha fatto capire di non volere l’ampliamento: “Vogliamo che nasca il parco nazionale di Portofino. Ma con i confini attuali, con i tre comuni di Portofino, Santa Margherita e Camogli (quelli già compresi, ndr), perché, al momento, il territorio si è espresso in questa direzione”, ha chiarito Stefano Mai, assessore regionale ai parchi. Ma così, senza estendere i confini, sarebbe come dire “no” al Parco Nazionale. Bogetti teme che a far pesare la bilancia a favore dei contrari siano due fattori: “Primo, le preoccupazioni del mondo dell’edilizia. Perché tutti sanno che in quella zona gli appetiti immobiliari sono molto forti. Ci sono molti progetti per nuove costruzioni e decine di piscine, fino alle porte della zona protetta”. Parliamo di comuni come Chiavari, Rapallo e Recco. C’è però anche l’esercito dei cacciatori che arruola decine di migliaia di doppiette. E di voti.
Del resto mai è stato ribattezzato dai maligni ‘l’assessore alla caccia’ per l’attenzione che dimostra nei confronti del mondo venatorio. Per non dire della sforbiciata che la Regione ha appena dati ai parchi naturali invece di investire in una delle maggiori ricchezze della Liguria (dal Beigua a Monte Marcello). “Bisogna fare presto. Dobbiamo cercare di far capire alla popolazione e agli amministratori i benefici, ambientali ma anche economici, che il parco porterebbe. E non si può fare una zona tutelata a macchia di leopardo”, spiega Luca Pastorino, ex sindaco di Bogliasco e oggi deputato eletto con Liberi e Uguali.
Ma ormai pare impossibile rispettare il termine previsto. Si può solo sperare in una proroga: “Immaginate – sogna Leverone – che cosa sarebbe una regione con due parchi nazionali vicini, Cinque Terre e Portofino. Proprio davanti al Santuario dei Cetacei”. Rischia di restare un sogno.

LASCIA UN COMMENTO