“Monitoraggi” per scoprire la fantasia dei giovani artisti

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rendering2foto Cesare Viel

di Arianna Destito

E’ come entrare in un portale del tempo e dello spazio per ritrovarsi in una dimensione parallela, frammenti di vita contemporanea, di storie e di memoria, disegni, fotografie, video, suoni. Tutto in un luogo dedicato ai giovani artisti, la Sala Dogana a Palazzo Ducale, nata come luogo di sperimentazione e di dialogo creativo.

“Otto lavori esposti, tutti diversi tra loro, ma con un filo rosso comune: il filo della memoria, uno sguardo diverso sul mondo, che restituisca una sorta di attesa e incanto sulle cose. Con una attenzione alla tecnologia che non è tema predominante e ridondante, ma è legato alla riproduzione del suono o del video. È solo un elemento fra altri.”

Cesare Viel, artista e docente, racconta l’esperienza di “Monitoraggi”, giunta alla quarta edizione.

Il progetto del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia Ligustica, composto da Simona Barbera, Renato Carpi, Alessandro Fabbris, Alessandra Gagliano Candela, Emilia Marasco e Cesare Viel, è ospitato alla Sala Dogana fino al 22 maggio.   “ Siamo tutti coinvolti in questa selezione”, continua Viel. “Ogni anno facciamo un bando aperto a tutti gli studenti dell’Accademia che ci presentano una serie di loro opere che noi prendiamo in considerazione. Questa volta ne abbiamo selezionati otto. Non c’è un tema. La scelta è libera. Ognuno porta la creatività del momento, il proprio progetto e interesse. Questo perché proporre un tema rischierebbe di rendere troppo meccanica la dimensione dello sviluppo creativo. Lo scopo di “Monitoraggi” è proprio quello di far risaltare quello che emerge nel momento presente.”

L’esposizione dei giovani artisti è in una sorta di continuo divenire.

Sono progetti di Alessandro Bartolena, Carlos Lavlay Estrada, Elisa Marengo, Francesca Migone, Paola Pedemonte, Paola Pietronave, Alessia Tezza, Adele Zunino.

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Carlos Lalvay Estrada presenta un’opera legata alla memoria della sua infanzia: “Destejido”. Carlos è dell’Ecuador, è arrivato a Genova a quindici anni. Da quel momento ha viaggiato, ha visitato anche altri luoghi ma non è mai più tornato nel suo paese. Ora ha trent’anni.

Da bambino è cresciuto con la madre in un laboratorio sartoriale e fin da piccolo giocava e maneggiava i fili sotto il tavolino dove la madre lavorava. Il filo, l’ago e il tessuto sono sempre stati presenti nella sua casa e nella sua vita. Per rappacificarsi con quella parte è nata la ricerca sul distacco. Su quel vuoto e su quello che succede in quel vuoto, dove tutto può accadere. Il tempo della memoria e del ricordo. Uno spazio tra l’opera, il presente e i fili staccati che rappresentano i ricordi.

Alessandro Bartolena*,  22 anni, è alla prima esposizione. La sua opera è un’installazione audio in cui le interferenze acustiche e alcuni aghi disposti nello spazio esprimono una tensione tra il corpo organico dell’essere vivente e quello inorganico della tecnologia. Un lavoro anche sulla frammentarietà dei rapporti sociali. Per Alessandro, talvolta, il mondo va troppo di fretta, condizionato anche da un uso distorto dei social.  Ogni tanto bisognerebbe fermarsi a pensare.

 *per chi volesse sentire il sonoro dell’esposizione di Alessandro Bartolena

 

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