MARESCA, DINASTIA DI ASSESSORI E SIGNORI DEI TRASPORTI (dal centrosinistra a Bucci e Toti)

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da Il Fatto Quotidiano
La Mecca delle grandi opere: ecco Genova oggi. Qui si sta realizzando il Terzo Valico (6,2 miliardi), mentre Autostrade ha in ballo partite importanti: la Gronda (4,3 miliardi) e il contenzioso per il nuovo ponte (oltre 200 milioni). Per non parlare della privatizzazione dell’aeroporto cittadino. Intanto il sindaco Marco Bucci, centrodestra, sceglie un nuovo assessore chiave. È Francesco Maresca (Lista Bucci) che si occuperà di Sviluppo Economico Portuale e Logistico. Ma qualcuno, come Stefano Giordano (M5S), solleva dei dubbi: “Ci chiediamo se sia adatto a occuparsi di logistica visto che diversi suoi familiari sono impegnati con soggetti privati che hanno progetti miliardari a Genova”.
Già, la famiglia Maresca la trovi ovunque si parli di logistica e infrastrutture. Una dinastia con molti contatti politici. Partiamo proprio dal capostipite Maurizio, professore universitario a Udine e noto avvocato con esordi genovesi, ma oggi attivo anche a Roma, Milano e Bruxelles. Fu consulente di Graziano Delrio (governo Renzi) in materia di infrastrutture. “Sono stato io – spiegò Maresca Sr. al Fatto – ad andare a Bruxelles e a contrattare la proroga fino a 4 anni della concessione di Autostrade in cambio della Gronda e di altre opere per 8,5 miliardi. Se non ci fossi stato io, non l’avremmo spuntata. L’alternativa era alzare i pedaggi in tutta Italia del 4-6%”. Ma già allora ci fu chi storse il naso: Maresca infatti è stato avvocato dell’Aiscat, la Confindustria dei concessionari autostradali, per cui, sono parole di Maresca, seguì la causa “per prorogare le concessioni”. Non solo: “Sono stato designato da Benetton per il cda di Impregilo, ma ho lasciato l’incarico da anni”.
Nelle carte dei Ros di Firenze dell’inchiesta sulle grandi opere il nome di Maresca (non indagato) compare più volte. In particolare nelle intercettazioni: “Fino a oggi noi abbiamo avuto mandato da Gavio a fare i suoi interessi… e questo va benissimo… ma in una logica di collaborazione con lo Stato… se adesso noi… cosa facciamo?… a parte che non ce lo chiedono… non ce lo hanno nemmeno chiesto…”, disse Maresca al figlio il 20 giugno 2015. I carabinieri sostenevano che Maresca, nonostante lavorasse per lo Stato “nel contempo, per come emerge dalle conversazioni rilevate, utilizza informazioni e contatti che gli derivano da questo incarico, per curare, remunerato, gli interessi del gruppo Gavio, interessi confliggenti con quelli rappresentati dal neo ministro alle Infrastrutture Delrio che intende rinegoziare le favorevoli condizioni concesse dal precedessore”. L’ipotesi accusatoria non ebbe seguito. “Non ero consulente di Gavio”, assicurò Maresca, “lavoravo nella struttura di missione del ministero, non retribuito”. È l’11 giugno 2015 quando riceve un sms da Alberto Bianchi, allora presidente di Open (Bianchi, non toccato dall’inchiesta, spiegò che i contatti non riguardavano la fondazione renziana): “Riusciamo a vederci prima di martedì? Alle 9 devo vedere Bonaretti (Mauro, capo di gabinetto di Delrio, ndr)”. Di quell’incontro Maresca informa poi Fabrizio Palenzona che “come presidente dell’Aiscat è interessato alla questione del rinnovo delle concessioni, argomento oggetto dell’incontro Maresca/Bianchi”, annotano i carabinieri.
Maresca Sr. era stato anche consulente di Claudio Burlando, ministro dei Trasporti nel primo governo Prodi (in quegli anni Maresca entrò nel cda di Alitalia). A Trieste con la giunta di centrosinistra l’avvocato genovese fu scelto per guidare l’Autorità Portuale, mentre a Genova collaborò con la sindaca Marta Vincenzi. Ma quando arriva il centrodestra Maresca non cade di sella. Bucci lo sceglie come ambasciatore di Genova nel mondo (carica onorifica).
Intanto la città è diventata capitale delle grandi opere. Come presidente dell’Autorità Portuale – voluto dal governatore Giovanni Toti – è arrivato Paolo Emilio Signorini, ex delfino di Ercole Incalza, gran signore degli appalti pubblici. Anche per Signorini (nemmeno lui indagato) gli investigatori fiorentini chiesero nel luglio 2015 la proroga delle intercettazioni. Nessun addebito penale, al massimo l’appartenenza a un comune milieu.
Ma non c’è soltanto Maurizio. C’è anche suo figlio Davide che è avvocato di Autostrade per le questioni genovesi. E ora il fratello Francesco, assessore alla Logistica, avrà un ruolo chiave in partite come la Gronda. C’è anche la privatizzazione dell’aeroporto – dove il Comune non è azionista, ma certo ha voce in capitolo – che fa gola ai Benetton.

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