L’uomo del popolo è quello che dice belin?

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“Voterò per quel candidato, lui sì che è un uomo del popolo!”.

Ascolti la frase dell’amico e te la senti risuonare in testa. C’è qualcosa di stonato, qualcosa che non ti convince.

Non il nome del candidato – che infatti abbiamo omesso, perché non c’entra – e neanche l’elogio un po’ logoro dell’uomo del popolo.

Il punto è il significato vero di questa espressione vaga e un po’ scivolosa. Tanto a rischio di demagogia e di populismo.

Che cosa distingue un uomo del popolo? Le origini, viene da pensare prima di tutto. Dove è cresciuto, chi erano i suoi genitori.

Poi magari le sue abitudini, popolari, appunto. I modi, spicci, ma simpatici. Senza fronzoli. Magari dove abita, dove va in vacanza, chi frequenta. E lo sport, certo… popolare per eccellenza: l’uomo del popolo va allo stadio ogni domenica. Ecco, sì, proprio lui.

Uno che ti immagini parlare genovese, più che inglese.

Che ostenta quello che non ha.

Non vogliamo certo passare per snob, per difensori delle élite. Questo proprio no. Ci rendiamo conto che l’argomento è complesso. Ma vorremmo – è lo scopo di questo blog – fare una domanda a voi e a noi…

Un uomo del popolo si vede davvero dalle origini magari sbandierate a favore di cronisti, dal dialetto sapientemente sfoderato, dalle domeniche passate a Marassi a vedere il Genoa?

Oppure un uomo del popolo è soprattutto una persona che – a prescindere dalle sue origini e dal dialetto – sa comprendere i pensieri, la sensibilità e i bisogni degli altri, soprattutto delle persone comuni?

Insomma, uomo del popolo si nasce o si diventa? E’ una questione superficiale o un lavoro profondo che dura una vita?

Sì, piacerebbe anche a noi essere governati da uomini del popolo. Ma in Liguria ne abbiamo avuti già tanti che si sono presentati così. Gente che mostrava i parenti “del popolo” come trofei. Che parlava genovese e ogni domenica vedevi in tribuna allo stadio. Gente che amava farsi fotografare in mezzo alla gente di sagre di paese o di partito.

Ma poi, lontano dai flash dei fotografi, frequentava i circoli del potere più inossidabili della città fino a farne parte come e più di tanti altri. Gente che si è affezionata alla poltrona e non è più riuscita ad abbandonarla (forse perché temeva di tornare a essere uno qualunque, uno del popolo).

Vogliamo tutti – o quasi – che il nostro sindaco sia un uomo del popolo. Ma per esserlo non basta l’autocertificazione.

Forse non importa dove sei nato, nemmeno se dici “belin”. Essere normali, come diceva Lucio Dalla, è un’impresa eccezionale.

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