LO SBARCO DEI NEGOZI CINESI (Una città senza negozi/1)

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La Via della Seta è già arrivata a Genova, è via Guglielmo Oberdan a Nervi. Quella che una volta era una delle vetrine della città, dove il sabato arrivavano migliaia di persone per il passeggio.

Qui sono sbarcati i cinesi. Prima era stato un negozio d’angolo, defilato, che aveva preso il posto di una banca. Poi uno storico negozio di vestiti ha chiuso ed ecco spuntare un’altra vetrina cinese. Adesso, pochi metri più avanti, ne è una terza. Tutta una porzione della strada, a parte una sola vetrina ‘italiana’, parla orientale.

Sia ben chiaro, qui non si vuole puntare il dito contro i commercianti cinesi: lavorano tantissimo, spesso sono gentili, offrono merce magari non lussuosa, ma a buon mercato. Non è assolutamente detto che siano peggiori dei loro colleghi italiani. Per carità, non è una questione di ‘prima gli italiani’.

Il punto è un altro e merita qualche riflessione che pochi sembrano fare: quale sarà il destino del commercio tradizionale a Genova e in Liguria?

Perché l’identità di un luogo è fatta dalle strade, dai palazzi, dalla gente. Ma i negozi – con le vetrine, le insegne, la merce – hanno un ruolo importante per definire la fisionomia delle nostre città. E ignorare la ritirata dei commercianti italiani con le loro merci e il loro stile è comunque sbagliato.

Nervi, appunto. Dove arrivava gente da tutta Genova – ma nei weekend calavano anche lombardi e piemontesi – per guardare i negozi. C’era chi comprava e chi semplicemente appiccicava il naso alle vetrine, perché vedere merce bella, elegante, ben disposta nelle bacheche luccicanti è comunque piacevole. Contribuisce all’interesse che si prova per un luogo.

E’ un ricordo lontano: uno dopo l’altro i commercianti storici si stanno ritirando. Gli affitti sono talvolta mostruosi, i margini di guadagno minimi se non inesistenti. Così arrivano i cinesi che evidentemente hanno denaro da spendere. Ma, è innegabile, la fisionomia delle strade sta cambiando.

L’impressione è che nessuno stia governando il fenomeno. Che si stia lasciando che accada. Non vale soltanto per l’arrivo dei negozi cinesi. Il negozio al dettaglio di alimentari lascia spazio al supermercato che a sua volta verrà presto fagocitato dall’ipermercato (ne stanno sorgendo ovunque e non importa se rischiano di desertificare intere strade).

E’ inevitabile, dice qualcuno. Chissà. Forse sarebbe utile che dall’amministrazione comunale o dalle associazioni di categoria qualcuno avanzasse idee, proponesse soluzioni (se qualcuno volesse contribuire saremmo ben lieti di ospitarlo sul nostro sito Liguritutti).

Vale per Nervi, ma anche per le altre delegazioni. Avete provato a camminare per Sestri Ponente? Intere strade ormai sono un susseguirsi senza fine di saracinesche abbassate. E accade perfino nelle strade più centrali, addirittura in via Venti Settembre.

Ogni quartiere aveva i suoi negozi, anche da quelli capivi se ti trovavi a San Fruttuoso o Sampierdarena, ad Albaro o Voltri.

Ma una strada senza negozi è solo un luogo di scorrimento. Puoi soltanto passare, non c’è una porta dove entrare per comprare, ma soprattutto per parlare e per incontrare gente. I negozi sono molto più di un semplice luogo di commercio. Sono un presidio sociale (particolarmente in una città di vecchi come Genova) e un elemento importante del decoro urbano. Qualcuno affronterà la questione?

 

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