C’è il porto dei record, dei traffici che aumentano, dell’orgoglio genovese, delle dichiarazioni dei presidenti. E poi c’è l’altro porto, quello dove si rischia la pelle dove si licenziano le persone nonostante il #portomeraviglioso, dove comandano i fondi, dove da mesi non si riesce ad arrivare a una procedura standard di regole condivise a fronte di allerte meteo rosse. E c’è il porto dei manager che si volta dall’altra parte quando i lavoratori bloccano i traffici di armi e poi magari mette un like contro l’invasione turca in Siria. Per conoscere l’altro volto della banchina pubblichiamo questa nota ricevuta dai Lavoratori per l’unità portuale e dal Collettivo autonomo lavoratori portuali:

Gli autoproclamati padroni del porto di Genova, MSC in testa (“chi controlla i volumi dei carichi, controlla i porti, e ne decide la vita o la morte”), dettano le nuove regole del lavoro: licenziato senza giusta causa, per “giustificato motivo oggettivo” grazie al Jobs Act, un lavoratore a tempo indeterminato della biglietteria di GNV, terminal che appartiene a MSC.

Ogni giorno il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale e i media al suo servizio celebrano l’arrivo di nuovi capitali con la promessa di traffici e lavoro. Ma se i traffici crescono (dal 2013 al 2018 il tonnellaggio del general cargo comprensivo dei teus è cresciuto del 30%), l’occupazione invece diminuisce (nello stesso periodo gli operativi sono diminuiti del 10%). Così i terminalisti, grazie all’aumento della produttività del lavoro, distribuiscono profitti ai loro padroni. Se perdono è per colpa delle navi del Gruppo, come nel caso di GNV e di Messina, debiti che sono scaricati sui lavoratori portuali. Per questo GNV vorrebbe eliminarli con l’autoproduzione e ora ha cominciato a licenziare, per “motivi economici e organizzativi”, per diminuire i costi a favore dei suoi utili. Senza altra giustificazione ha infatti licenziato un lavoratore con 4 anni di anzianità: “non mi servi più, te ne vai a casa, cercati un altro lavoro”, “hai famiglia e un mutuo? cazzi tuoi”. Senza possibilità di reintegro, nemmeno dal tribunale, come prevede il Jobs Act alla peggio ti pago qualche mensilità per toglierti dai coglioni. E sarebbe questo il porto dei record? “Fottiti, questo è il business, il nostro business, il nostro porto”. “Questa è la libertà di impresa, sancita dalla legge”.

Il “Piano dell’organico del porto” non è sancito anch’esso dalla legge? Il Piano per cui l’AdSP dovrebbe pubblicare un’analisi degli organici delle imprese, allo scopo di contribuire alla formazione e all’eventuale ricollocazione lavorativa, promuovendo la massima occupazione e crescita professionale. L’AdSP ha la funzione infatti di regolare con equilibrio il mercato del lavoro portuale, in cui operano sì delle imprese private coi loro capitali ma esse sfruttano per i loro profitti un bene pubblico per cui lo Stato spende somme 100 volte superiori. L’AdSP ha invece redatto un documento inutile, perché privo di dati che le imprese non hanno fornito e che l’AdSP, piegata ai loro interessi e senza alcun rispetto per i lavoratori, ha rinunciato a esigere in barba alla legge. Basta vedere come è stato invece redatto il piano dell’organico del porto di Trieste, dove un’Autorità fedele alla funzione pubblica ha compilato un piano dettagliato dello stato e delle prospettive del lavoro in quel porto. E tuttavia nel Piano di Genova c’è un passaggio in cui si prevede un aumento degli addetti nel settore dei ro-ro nel 2019: chi non ha detto la verità, l’AdSP o GNV?

Il fatto è che le direzioni dei terminal, non solo GNV, hanno iniziato una campagna contro i lavoratori per cancellare i diritti conquistati. Non contenti di sfruttare la precarietà e la flessibilità del lavoro temporaneo fornito dai soci della Compagnia Unica, i terminalisti hanno cominciato a sostituire il lavoro stabile con contratti precari per favorire una rincorsa al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro.

Ora questa nuova provocazione. Il licenziamento di un giovane lavoratore, senza motivo. È evidente che GNV sta facendo una prova di forza, vuole vedere se i lavoratori hanno quello spirito di solidarietà, quella coscienza di classe che non permette simili ingiustizie. Vuole vedere se siamo capaci di reagire con la lotta, anche con lo sciopero, la forma di resistenza che i padroni più temono. Mentre gli altri terminalisti sono lì a osservare l’esito di questa vertenza, per sapere se anche loro potranno da domani licenziare chi gli pare senza alcuna giustificazione.

Diciamo NO al licenziamento provocatorio del nostro collega lavoratore di GNV. Per decidere e organizzare le forme di lotta per impedire questa ingiustizia, che ci riguarda tutti: ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DEL PORTO. GIOVEDÌ 17 OTTOBRE 2019 – ORE 20. CIRCOLO CAP VIA ALBERTAZZI”

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