Un prete di Alassio don Luciano Massaferro venne condannato in Cassazione a sette anni e otto mesi per atti di pedofilia, ovvero di violenza sessuale, nei confronti di una bambina della sua parrocchia.

Ieri nei suoi confronti si è concluso il processo canonico celebrato dal Tribunale ecclesiastico regionale presieduto dal cardinale Angelo Bagnasco. Le conclusioni sono opposte e secondo i giudici del clero don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti». Quindi tornerà a dire messa e celebrare.

Se il processo penale non fu per nulla controverso, con sentenze confermate nei tre giudizi, le udienze furono invece accompagnate da una mobilitazione di alcuni fedeli della parrocchia che sostenne l’innocenza del prete ignorando del tutto le ragioni della vittima.

La Cassazione ha stabilito che quel prete è stato, almeno in una parte della sua vita, un pedofilo. Le regole del vivere civile, non le regole religiose, ci dicono che, scontata la pena, a chiunque deve essere consentito di riallacciare i fili delle sua esistenza. Naturalmente con le precauzioni del caso e nel rispetto delle vittime.

L’oblio a cui avrebbe diritto don Luciano gli viene negato in primis dallo schiaffo allo Stato italiano, ma soprattutto alla bambina vittima di violenza, contenuto nelle parole scritte dal cardinale Bagnasco.

Il perdono cristiano è una cosa, la negazione di tre sentenze pronunciate dal paese con cui intrattieni relazioni diplomatiche porterebbe in altre situazioni a una crisi internazionale.

Si può essere convinti dell’innocenza di una persona, ma rispettare una sentenza è dovere di ogni cittadino. Il cardinale Bagnasco che utilizza milioni di soldi pubblici per costruire il suo nuovo ospedale Galliera dovrebbe essere il primo a ricordarlo. Il cardinale Bagnasco che esprime giudizi sulle leggi dello Stato, sul fine vita e sui diritti dei gay, ignora una sentenza che certifica davanti agli uomini uno degli atti più infamanti concepiti da mente umana (o dal maligno per chi ci crede). Ma oggi abbiamo scoperto che in Italia esiste il quarto grado di giudizio: quello davanti a dio.

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