LE PROMESSE PARACULE DI CONTE

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“Abbiamo promesso che lavoreremo perché il nuovo possa essere già realizzato a fine 2019. Probabilmente per allora non vedremo scorrere le automobili, ma confido per come stanno andando le cose che nel 2019 avremo già un’architettura ben visibile”.

Leggi, rileggi la dichiarazione del premier Giuseppe Conte e continui a non capire. Ma che cavolo vuol dire “avremo un’architettura ben visibile”?

Evidentemente Conte ha capito rapidamente che un politico deve fare promesse. Non importa se poi saranno mantenute, la memoria della gente è corta, la durata del suo mandato però probabilmente lo sarà di più.

Ma le promesse dei politici constano di due elementi: una data e un oggetto. Dopo le ripetute papere sue e di alcuni ministri (“Entro settembre comincerà la demolizione!”) Conte ha capito la lezione:  fissare una scadenza è più importante che specificare chiaramente a cosa si riferisca.

Facciamo un esempio assurdo: “Entro il 2019 noi cancelleremo la povertà”. Ah no, questa l’hanno detta davvero.

Ma questa è ancora più bella: “Entro il 2019 noi vedremo l’architettura del ponte”. Cosa significa? Un mattone, un pilone, la forma del ponte… non importa. Nessuno potrà smentirlo.

*Ve la ricordate la scena malinconica del 14 settembre: Conte che arriva in piazza De Ferrari. E durante la commemorazione delle vittime imbastisce un bel comizietto, sventola dei fogli. “Ecco cosa vi ho portato!”. Peccato che fossero poco più che pezzi di carta…

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