L’antidoto a Salvini è il buon senso di Antigone

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Ci vuole del coraggio di questi tempi a dire la verità e a dire che può esistere un mondo migliore non attraverso la punizione e la repressione ma, soprattutto, attraverso la rieducazione e l’inclusione. Che le misure alternative al carcere vanno perseguite in tutti i modi e che i migranti non rappresentano un problema di sicurezza per gli italiani.

Eppure c’è qualcuno che questo coraggio lo possiede e lo pratica. Io li ho visti qualche ora fa in una sala di palazzo Ducale dove Antigone, l’associazione che si occupa di diritti dei carcerati, di tortura e di rispetto degli ultimi degli ultimi, presentava il suo report “Un anno in carcere”, il 14esimo rapporto sulle condizioni delle nostre carceri.

Michele Miravalle, giovane avvocato che vive fra Genova e Torino, coordinatore dell’Osservatorio nazionale di Antigone con importanti esperienze in missioni all’estero (carceri sudamericane e russe con annesso fermo di polizia durato un paio di giorni), e Massimo Ruaro, docente universitario esperto in diritto penitenziario che ha partecipato anche ai lavori per la riforma avviata ma non conclusa sotto i ministro Orlando, hanno ricordato come le prigioni italiane siano sovraffollate, come neppure il 2% dei detenuti lavori, come le figure degli educatori non solo sono numericamente scarse ma stanno per essere ulteriormente tagliate. E come i numeri dimostrino che valide pratiche di pene alternative facciano diminuire il rischio di recidiva. E poi che “Non c’è un’emergenza stranieri, non c’è correlazione tra i flussi di migranti – in vario modo e a vario titolo – in arrivo in Italia e i flussi di migranti che fanno ingresso in carcere”.

Per saperne di più leggetevi il dossier.

Fa bene al cuore e alla mente sapere che fra tanti incendiari che seminano odio e false informazioni c’è chi prova a ragionare con buon senso e con umanità, che non vuol dire buonismo ma semplicemente intelligenza.

Antigone ha anche ricordato come la Liguria, assieme alla Basilicata sia l’unica Regione a non avere ancora nominato un Garante per i detenuti (ma è un ruolo che estende le sue verifiche anche ad ospedali psichiatrici, strutture di ricovero per anziani ). Nella città del G8 e delle due condanne per all’Italia per aver coperto i torturatori di Diaz e Bolzaneto non è un bel segnale. Ed è una macchia che resta impressa sul Pd che negli ultimi dieci anni ha governato la Liguria. Poca cosa, si dirà, per un partito che ha ipocritamente legittimato i lager libici nell’impossibile tentativo di superare a destra la Lega di Salvini.

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