Quindi, par di capire: Toti sui manifesti elettorali del suo partito annuncia che verranno regalate mascherine (con i soldi pubblici).

Non siamo noi a dirlo, ma l’assessore Ilaria Cavo. Sarebbe, usiamo un eufemismo, totalmente inopportuno.

Ma a leggere le parole di Cavo – che risponde alle critiche del consigliere Gianni Pastorino di Sinistra Italiana – viene da pensare che il problema sia molto più profondo. E, ahinoi, irrisolvibile: “Che un partito informi su cosa sta facendo una sua amministrazione è cosa non solo normale”.

Si perde il conto delle affermazioni da confutare. Tanto per cominciare far apparire come proprie iniziative che invece sono dell’amministrazione, quindi di tutti. Poi far apparire come un grazioso dono un provvedimento dovuto.  Terzo, cercare di mostrare come un successo la gestione dell’emergenza virus che invece in Liguria è stata tutt’altro che perfetta. Se proprio vuole informare, Toti dovrebbe anche ricordare che ancora ieri la Liguria aveva il triste primato della mortalità grezza per centomila abitanti. Ma di questo sui manifesti non parla.

Quarto, c’è il rischio di trasformare in propaganda le tragedie, come si è già visto anche per il ponte.

Ma la vera stonatura si concentra in quell’espressione: “Che un partito informi su cosa sta facendo in una sua amministrazione”. E’ quell’aggettivo possessivo che colpisce. No, assessore Cavo, l’amministrazione non è sua, ma nostra. La Regione non è del partito di Toti o della Lega, ma dei cittadini. Tutti.

ps. Cavo come giustificazione dice che altrove anche altri hanno fatto lo stesso. Così fan tutti non è una gran consolazione. A parte che altri almeno hanno specificato che l’iniziativa era della Regione.

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