La polizia italiana non è quella che risponde con un tweet rancoroso a Roberto Saviano.

E’ importante dirlo qui da Genova dove la polizia italiana nel 2001 ha mostrato il suo volto peggiore.

E’ importante sapere che quel tweet non è la polizia italiana perchè se così fosse saremmo già alle soglie di una repubblica delle banane dove un manipolo di servi legge i pensieri del “capo” e li traduce in goffe quanto pericolose esternazioni ancor prima che Lui abbia parlato.

Non è la polizia italiana perché se fossimo già a quel punto molti di noi avrebbero già fatto i bagagli per scappare da una dittatura.

NON è la polizia italiana ma potrebbe diventarlo. E le ragioni sono molteplici. La banale equazione di molti appartenenti alle forze dell’ordine secondo i quali l’uomo che promette l’ordine è a sua volta un uomo d’ordine. L’inclinazione di molti ad abusare del proprio potere, l’interesse di chi con la politica delle “mani libere” avrà più benefici e meno rogne.

Ma tra le ragioni principali di una possibile deriva populista e settaria della polizia italiana c’è anche l’estrema politicizzazione che ne ha contraddistinto la storia recente. Non ci devono essere carriere che dipendono dalla benevolenza di certi ambienti. Né poliziotti appassionati e capaci di spirito critico devono essere puniti per le loro posizioni. Anche dove contano l’autorità e la disciplina, la libertà è un bene prezioso.

Polizia e politica devono seguire strade separate. Nel reciproco interesse. Avrebbe dovuto ricordarselo anche la sinistra. Basta ricordare Luciano Violante e la difesa a oltranza di De Gennaro. Oppure Matteo Renzi e la pubblica difesa di Ferri uno dei condannati della scuola Diaz. Traspare l’incapacità della sinistra di analizzare alcuni terribili episodi legati alla pratica della tortura nella lotta al terrorismo o alla mafia che hanno prodotto, il caso Scarantino ne è un esempio, tragiche violazioni ai diritti fondamentali dell’uomo oltrechè clamorosi tracolli investigativi.

Molti poliziotti gonfiano il petto alla vista del loro ministro, è inutile nasconderlo. Ma sono senz’altro di più, anche quelli di destra, nauseati dalla strumentalizzazione della loro divisa, dall’essere trasformati da tutori dell’ordine ad accalappianegri, a netturbini dei centri sociali, a comparse sorridenti dei selfie elettorali del ministro.

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