E’ un periodo che – forse con qualche ragione – non guardiamo con eccessiva simpatia alle dichiarazioni di Angela Merkel. Nei giorni scorsi, forse, un suo discorso ci è sfuggito, magari perché non parlava di Italia, di eurobond. Eppure avrebbe meritato di essere ascoltato.

Eccovi il passaggio più importante:

“Cari artisti… le offerte culturali dicono qualcosa di noi… La pandemia, il Coronavirus, significano ora un profondo taglio nella nostra vita culturale comune. Particolarmente colpiti sono gli  artisti, soprattutto i freelance. Il tempo presente significa incertezza. Ed è per questo che il governo federale, insieme ai Länder federali ed il ministro della Cultura Monika Grütters, è interessato a garantire che la nostra vita culturale continui ad avere una possibilità anche in futuro e che gli stessi artisti abbiano una possibilità… Gli eventi culturali sono di estrema importanza per la nostra vita, perché nell’interazione tra gli artisti e il loro pubblico ci sono prospettive completamente nuove. Ci confrontiamo con le emozioni, sviluppiamo nuove emozioni e nuovi pensieri, comprendiamo meglio il passato e possiamo anche guardare al futuro in un modo completamente nuovo… Bisogna sviluppare nuovi concetti per l’apertura di teatri, sale da concerto, opere liriche e altri siti culturali secondo le norme di igiene e di sicurezza. Cari artisti non vi lasceremo soli…”

Abbiamo sentito parlare di tantissime categorie professionali in questi mesi. Giustamente. Bisogna preoccuparsi di tutti. Ci si è preoccupati anche di teatri e musei perché temevamo che con il lockdown e il distanziamento non potessero più ospitare pubblico e turisti. Giusto, sacrosanto. Ma ci siamo dimenticati forse di loro, gli artisti. Gli attori e i musicisti che esprimono la loro arte nei teatri, tanto per cominciare. Ma non ci sono soltanto loro: ci sono decine di migliaia di artisti – molti anche nella nostra regione – che insegnano la musica nelle case. Gente che ha studiato molti anni, ma già in tempi normali non riceve un compenso dignitoso per il proprio impegno. Figurarsi adesso che una delle prime a essere tagliate, e non è un caso, sarà proprio l’arte. Ma anche attori che insegnano recitazione, pittori che vendono i loro quadri per strada. E poi scuole di musica, arte e recitazione. Il Covid li ha costretti al silenzio. Rischia di averli allontanati per sempre dalla loro passione.

Ecco, il Covid rischia di uccidere l’arte. Non tanto quella ufficiale che ritroveremo nei musei. Ma quell’altra, piccola (per pubblico, ma non necessariamente per importanza). Quell’arte che forse più che mai è importante per aiutarci a trovare un disegno e un’armonia in questo momento di confusione e ricerca di un senso. L’arte che, se la conosciamo, ci aiuta a dare una forma e un’armonia ai nostri pensieri. L’arte, ancora, che ci aiuta a ritrovare leggerezza.

Recupereremo un poco oggi della nostra vita quotidiana. Aprono i negozi, potremo comprarci un vestito, una penna, un gioiello. Ci siamo preoccupati di tutto, anche delle palestre per rimettere in sesto il nostro fisico appesantito dalla ‘reclusione’. Giusto. Ma chissà se toglieremo la polvere anche dai pennelli, dagli strumenti musicali per ricominciare a suonare e a prendere lezioni.

Ci siamo preoccupati di sapere se potremo stare di nuovo vicini per pregare, giocare a calcio, correre, andare al mare. Ma non ricordo di aver sentito qualcuno chiedere se potremo in qualche modo cantare in un coro, suonare in un’orchestra, in una banda o in una scalcinatissima rock-band. E gli attori sul palco a che distanza devono stare, devono usare la mascherina?

Chissà se agli angoli delle strade oggi qualcuno si accorgerà del silenzio che incontreremo sul marciapiedi due mesi fa c’era un tizio che suonava il suo sassofono.

Forse stavolta la Merkel ha ragione. Anche noi dovremmo dire: “Cari artisti non vi lasceremo soli… voi dite qualcosa di noi”.

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